Il dolore
«È vero, siamo deboli serve un team per loro»
Sanzo: manca un ufficio dedicato ma con la riorganizzazione miglioreremo Lo sviluppo del “canile rifugio” resta bloccato dalle lungaggini burocratiche
PISA. «È tutto vero, siamo deboli. Non abbiamo personale dedicato al benessere degli animali. Non esiste un team di dipendenti impegnato sul benessere degli animali. Non puoi fare molto sul fronte amministrativo se su quel fronte non schieri nessuno».
Salvatore Sanzo, assessore all’ambiente del Comune di Pisa, non si nasconde. I pessimi voti di Legambiente alle politiche della città per gli animali non sono un fulmine a ciel sereno.
Assessore, se li aspettava?
«Sì, siamo deboli sui servizi dedicati agli animali. Ma purtroppo non abbiamo una struttura e un ufficio dedicati. Li chiedo da quando sono arrivato, ma senza fai inevitabilmente molta fatica. Sono in contatto con le associazioni animaliste, stiamo cercando di migliorare, ma purtroppo con un gruppo risicatissimo».
Spendete 2,4 euro a cittadino ogni anno, circa 215mila euro. Non è poco, ma i risultati rispetto all’investimento non sono soddisfacenti.
«Non critico i dati di Legambiente, ma ripeto. Siamo pochi, anzi siamo a zero. L’ufficio animali rientra fra le competenze dell’ufficio ambiente e nell’ultimo periodo siamo stati molto impegnati. Abbiamo dovuto gestire la rivoluzione del porta a porta, quella per l’installazione dei cassonetti interrati, tutta la cura dell’igiene è passata dalla Pisamo al Comune. È evidente che è necessaria una riorganizzazione interna, so che a breve verrà messa in atto e riusciremo a colmare questa lacuna».
Mancano incentivi sulle adozioni. Il consigliere di maggioranza Pierotti ha proposto uno sconto sulla Tari. Legambiente vi premierebbe. Che ne pensa?
«Sono disponibile a ragionarne»
Anche il canile non sembra funzionare un granché...
«Il canile è intercomunale, è stato costruito attraverso un accordo con molti Comuni della provincia anni fa. Fino a pochi mesi fa era gestito dalla Società della Salute, ma da quest’anno è tornato in carico all’ufficio ambiente e adesso stiamo riavviando il percorso, anche grazie alle altre amministrazione e alla Sds stessa. Il canile purtroppo è solo sanitario, dunque i cani randagi possono restare per 60 giorni e poi se non trovano un nuovo padrone devono essere trasferiti verso altre strutture».
Perché non l’avete mai trasformato in un “canile rifugio”?
«Per motivi burocratici. I lavori sono stati fatti, ma non è mai stato dato l’ok definitivo. E dunque non ha mai assunto la funzione di un canile rifugio. Speriamo di avviarla il prima possibile».
C’è una data prevista?
«No, ripeto. Abbiamo acquisito le competenze da poco. Ma è solo un problema tecnico, la chiave è formare un team di persone e dedicarlo a questi temi».
(m.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
