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Pisa

Anestesista arrestata per la morte del fratello: indagato infermiere

Anestesista arrestata per la morte del fratello: indagato infermiere

Amico della dottoressa, le portò il farmaco preso in ospedale. Le accuse: peculato e omicidio aggravato in concorso

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PISA. Lo accusano di aver preso in ospedale un farmaco iniettato nelle vene di un avvocato malato terminale di tumore, ma che non voleva morire. E lo accusano, soprattutto, di concorso in omicidio aggravato. Sì, perché quel farmaco prima fece sprofondare in uno stato soporoso l’avvocato Marco Valerio Corini, 52 anni, di La Spezia. Poi ne provocò la morte. A somministrare la sostanza, contenente Midazolam, fu la sorella della vittima, Marzia Corini, 51 anni, ex anestetista a Cisanello e arrestata a febbraio per omicidio volontario. Il movente? Ottenere, falsificando anche il testamento, gran parte dell’eredità che il legale voleva lasciare alla compagna straniera.

L’iscrizione sul registro degli indagati arriva ora per l’infermiere Fabio Giannelli, 47 anni, di Pisa, in servizio in un reparto di rianimazione a Cisanello. I pubblici ministeri Luca Monteverde e Giovanni Maddaleni, titolari dell'indagine, hanno ipotizzato il reato di omicidio aggravato in concorso e peculato. Secondo i magistrati, l'infermiere, amico di Marzia Corini, avrebbe sottratto dal reparto ospedaliero dove lavora alcuni farmaci contenenti Midazolam, che avrebbe poi somministrato, in concorso con Marzia Corini, all'avvocato malato di cancro.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Giannelli, difeso dall’avvocato Massimiliano Manzo, il 25 settembre 2015 portò nella villa di Ameglia dell'avvocato Corini, quella che per la Procura spezzina fu la dose letale di un potente sedativo somministrato dalla sorella finita ai domiciliari con una contestazione da faida familiare: aver falsificato il testamento a suo favore e poi ucciso il fratello che voleva lasciare quasi tutto il patrimonio alla giovane fidanzata straniera. In servizio a Pisa dal 1997 al 2014, Marzia Corini è sempre stata descritta dai colleghi come una professionista irreprensibile che del volontariato aveva fatto una ragione di vita.

Le ammissioni, intercettate al telefono, non l’aiutano: «Ho deciso io che sarebbe morto quel giorno, così come avevo fatto con mio padre» confidò a un'amica. Un percorso infido in bilico tra omicidio ed eutanasia. Nella sequenza sviluppata lungo le 28 pagine dell'ordine di arresto, in quello che appare come un omicidio pianificato, fa capolino un infermiere di Cisanello che conosce bene l'anestesista. Il 24 settembre tra lui e la Corini c'è stato un fitto scambio di telefonate. Il giorno dopo si passa all'azione. Fece mettere a verbale la fidanzata dell'avvocato morto: «Marzia attendeva l'arrivo di un infermiere di Pisa di sua conoscenza, il quale sopraggiungeva a casa nelle prime ore del pomeriggio, attorno alle 14.30. Questi aveva con sé il catetere e quanto serviva per iniziare la sedazione, ovvero una flebo contenente sostanza fisiologica ed un sacchetto con all'interno alcune fiale di cui ignoro il contenuto. Dopo di che, mentre Marco continuava a riposare, io e Feliciani (avvocato indagato, ndr) siamo uscite dalla stanza perché l' infermiere doveva posizionare il catetere. Quando io e la Feliciani siamo rientrate nella stanza, Marzia aveva inserito la "farfalla " collegata alla flebo nel braccia destro di Marco e, con una siringa, stava iniettando all'interno della flebo, e quindi in vena di Marco, il liquido contenuto nelle fiale portate dall' infermiere».

Alle 19 il decesso. Dai tabulati i carabinieri hanno accertato che la Corini si trovasse a Pisa, luogo di lavoro dell'infermiere, e tra il 24 e il 25 settembre tra l'indagata e il dipendente di Cisanello «vi siano stati numerosi contatti telefonici (in numero assai superiore a quelli registrati nei giorni precedenti) e come quest'ultimo abbia raggiunto il territorio della provincia della Spezia, provenendo da Pisa, intorno alle 14». Sentito dagli investigatori, l' infermiere confermò di essere stato chiamato dalla dottoressa il 25 settembre e di aver parlato di sedazione perché «era stata consigliata dagli oncologi che avevano in cura l'avvocato». Così non era. Giovedì 11 febbraio, il giorno prima dell'arresto dell’anestesista, l'infermiere chiamò Marzia e poi la incontrò ad Ameglia. L'uomo riferì alla donna e ad altri presenti il contenuto della deposizione ai militari. L'ennesima intercettazione sfavorevole a Marzia Corini: «Sanno tutto, Isabò (la fidanzata dell'avvocato, ndr) m'ha denunciato per l'omicidio di mio fratello».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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