Sicurezza
Sviluppo Navicelli fallimento confermato passivo di 33 milioni
La Corte d’Appello ha respinto il reclamo della società Il curatore va avanti nella procedura per la vendita dei beni
PISA. Confermato il fallimento della Sviluppo Navicelli Spa, la società che avrebbe dovuto urbanizzare la darsena pisana e che nell’aprile 2015 è saltata con un buco di circa 33 milioni di euro i debiti.
La Corte d’Appello di Firenze ha respinto il reclamo presentato dalla Spa contro la sentenza di fallimento emessa dai giudici pisani. Con il verdetto resta nel pieno delle sue funzioni la procedura concorsuale portata avanti dal curatore Maurizio Roventini per definire oltre alle posizioni ammesse al passivo anche i beni vendendo i quali sarà possibile pagare in parte i creditori. Il percorso è ancora lungo e prima di vedere all’asta soprattutto i terreni passeranno dei mesi.
L'impugnazione contro il fallimento era stata presentata, oltre che dalla Sviluppo Navicelli, anche dai soci della Spa, Panchetti, Gap Partecipazioni Srl e la Finanziaria Tre Gigli Spa.
Più della metà dei debiti della Sviluppo Navicelli Spa riguarda esposizioni bancarie. Ma per arrivare ai complessivi 32,8 milioni di euro (24,167 in privilegio e 8,121 chirografari), nell'elenco dei creditori ammessi al passivo compaiono anche professionisti, fornitori, imprese di costruzioni e di impiantistica. E l'immancabile Equitalia che batte cassa per oltre 4 milioni di euro. Non sono numerosi i creditori della società che avrebbe dovuto urbanizzare e valorizzare la Darsena pisana. Sono 36, tra società e privati, i soggetti che compongono la lista ammessa dalla sezione fallimentare del Tribunale. In testa c'è la Banca di Pisa e Fornacette con 11,8 milioni di euro, seguita dal Banco Popolare a 6,8.
Al Tirreno l'ex legale rappresentante della Sviluppo Navicelli, Guido Nelli, spiegò che «l'esposizione con le banche è di circa 18 milioni di euro. Il valore dei fondi, stima sul prezzo Ikea, è di almeno 25 milioni di euro».
Nella ricostruzione delle mosse immobiliari in darsena, furono comprati dalla Spa almeno 350.000 mq di terreni con un investimento di 60 milioni di euro: 12 milioni messi dai quattro soci e 48 milioni prestati dalle banche.
Un terzo dei lotti è stato venduto prima di Ikea ad aziende nautiche e un terzo al colosso svedese. Ne resta ancora un terzo che la società valutava in circa 25-26 milioni di euro. E che ora dovrà essere venduto, a importi inferiori, dal curatore fallimentare.
Pietro Barghigiani
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