Il Tirreno

Pisa

«Spariti i soldi per le nuove case di Sant’Ermete»

di Carlo Venturini
«Spariti i soldi per le nuove case di Sant’Ermete»

Scoppia la rabbia nel quartiere. Si chiedono le dimissioni del presidente Apes Bani e dell’assessore Zambito

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PISA. Il quartiere di Sant'Ermete è una polveriera di rabbia e proteste «perché i dieci milioni di euro della Regione Toscana per le nuove case popolari sono spariti dai bilanci». L'accusa la muovono diversi residenti di alloggi popolari e viene indirizzata a Lorenzo Bani, presidente di Apes, e a Ylenia Zambito, assessore all'edilizia popolare. Di entrambi si chiedono le dimissioni. E in 15 famiglie hanno deciso di non pagare più l'affitto, vista la condizione di “pericolosità e insalubrità” in cui versano gli alloggi popolari dove continuano a vivere.

I membri del comitato Sant'Ermete hanno incontrato mercoledì scorso Bani, il direttore Giorgio Federici e il responsabile tecnico Federico Quinti. «Nell'incontro avvenuto proprio all'Apes – spiegano dal comitato – è venuta fuori una incredibile e sconcertante verità, e cioè che sono “spariti” i 10 milioni di euro che erano stati messi in bilancio dalla Regione Toscana per proseguire con i lavori delle case nuove». Dal 2010 gli abitanti degli alloggi popolari aspettano le nuove case ma ci sono stati evidenti ritardi per ammissione degli stessi vertici di Apes e del Comune a causa delle troppe varianti ai piani iniziali. Questa “sparizione” di 10 milioni di euro, se confermata, costringerà Sant'Ermete a subire non solo ritardi del cantiere ma anche degrado e condizioni di vita inaccettabili per chi ancora vive nelle case vecchie. «Sono stufa di vivere tra muffa e mancanza di riscaldamento – dice Lucia Fanucci – ma ora basta con le promesse vogliamo le case che aspettiamo da decenni e le dimissioni di tutti i vertici di Apes». Fanucci aggiunge: «A pochi metri da noi passerà il People Mover che costa 75 milioni di euro, ma i soldi per le nostre case sono spariti». Marzia Ricoveri incalza: «Vivo con un impianto elettrico fatto di fili “a piattina” come 50 anni fa, scaldo l'acqua col boiler, ho gli infissi che cadono a pezzi e per tutto ciò ho deciso che non pagherò più l'affitto». «Sono nato qui e mia madre vive nel quartiere dal 1946 – dice Rodolfo Merli – e sono decenni che ci promettono un quartiere modello e quindi ora siamo stufi». Maria Olimpia Straccia aggiunge: «I soldi ci hanno detto che erano stati stanziati ed invece sono spariti. Io la casa la voglio, mi faccio arrestare ma la casa la voglio». Beata Cristina Kuraska aggiunge: «Perché dovrei spendere più di mille euro di tasca mia per riparare gli infissi e le finestre sapendo che poi dovrò andare via? Perché non c'è un amministratore di condominio che ci aiuti a risolvere i problemi di manutenzione? Noi, questi giardinetti ce li curiamo da soli».

Il progetto di riqualificazione per il quartiere era stato presentato dalla giunta Filippeschi a luglio 2013. Al posto dei 216 appartamenti racchiusi in palazzi ormai decrepiti, l'intero isolato dovrebbe ospitare 256 nuove abitazioni. Costo dell'operazione 20 milioni di euro, di cui 15 finanziati dalla Regione e 5 dallo Stato. Mercoledì 6 aprile alle 17, nella piazzetta dietro l'edicola, si terrà un'assemblea pubblica a cui gli abitanti invitano i vertici dell'Apes e l’assessore Zambito.

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