Attenzione
Otto milioni per aiutare la ricerca
Il bilancio dei progetti finanziati in questi anni dalla Fondazione Pisa
PISA. Appuntamento importante per la ricerca scientifica pisana quello tenutosi ieri mattina nell'auditorium di Palazzo Blu, l'open day in cui cinque relatori di spicco del panorama scientifico cittadino hanno presentato i progetti finanziati dalla Fondazione Pisa nell'arco degli ultimi otto anni. Dall'Alzheimer alla contaminazione del suolo, passando per diagnostica vascolare, diabete e nuovi materiali, i cinque progetti, conclusisi tutti entro il 31 dicembre 2015, hanno dato il loro apporto a questioni molto diverse tra loro, ma equamente sentite, fattore che, a detta del direttore della Scuola Normale Fabio Beltram, rende la scelta della Fondazione «altamente condivisibile». Quasi 8 milioni di euro l'entità del finanziamento, distribuiti però in maniera disomogenea, così come altrettanto disomogeneo è l'intervallo di tempo impiegato dai cinque gruppi di lavoro per realizzare ciascun progetto.
Il più imponente riguarda una delle più diffuse malattie della nostra epoca, l'Alzheimer. «Nessuna pretesa di trovarvi rimedio», puntualizza il professor Lamberto Maffei, medico e scienziato illustre. Il suo “Train the Brain”, reso possibile da un finanziamento di 4 milioni di euro e 5 anni di esperimenti, dimostra, piuttosto, la possibilità di rallentare l'insorgere della malattia in soggetti a rischio, ovvero negli anziani che manifestano piccoli disturbi della memoria. «La terapia – ha spiegato il luminare delle neuroscienze – consiste nel sottoporre l'anziano ad una serie di stimoli motori, cognitivi e musicali in un ambiente appositamente pensato». Il risultato parla da sé: l'esperimento ha infatti dimostrato che la cura riduce la progressione della demenza e migliora la capacità cognitiva, regalando al paziente «circa due anni di vita normale». Secondo sul podio dei finanziamenti il progetto “Micro-Vast”, portato avanti dal team del professor Paolo Dario, direttore dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore S. Anna, con l'obiettivo di prevenire ed aggredire malattie cardiovascolari attraverso l'uso di microcapsule che, inserite nei vasi sanguigni, rilasciano particelle magnetiche. Un'idea che lo stesso Dario ha definito futuristica e ambiziosa, ma «non lontana dall'essere testata sugli animali». Utilizza nanoparticelle anche l'esperimento del professor Piero Marchetti, finalizzato al trattamento del diabete di tipo 1. Non riguardano invece la salute umana, o almeno non direttamente, gli ultimi due progetti presentati, quello mirato allo studio di nuovi materiali dalle applicazioni più disparate (Poloptel), guidato dal chimico Marco Pasquali, e quello del professor Roberto Lorenzi, Bioresnova, che sfrutta il connubio tra biotecnologie innovative e processi chimico-fisici per decontaminare il suolo.
Enza Chiappone
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