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Malvaldi: "Il Pisa nel mio prossimo libro? Meglio non dirlo..."

di Emilio Chiorazzo
Malvaldi: "Il Pisa nel mio prossimo libro? Meglio non dirlo..."

Lo scrittore Marco Malvaldi alla vigilia della sfida decisiva Pisa - Spal. In città è febbre da big-match. In diecimila attesi all'Arena. Il suo libro "L'infinito tra parentesi" è in uscita in tutte le librerie. Ecco come comincia

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PISA. A scorrere i titoli dei suoi libri, la parola gioco è frequente. Marco Malvaldi, chimico e romanziere pisano, col gioco del calcio ha uno splendido rapporto. È tifoso, ed ha un approccio, verso la squadra della sua città, che è tipico degli sportivi “veri”: ne è stato innamorato soprattutto nei momenti in cui le cose giravano male. Nella cattiva sorte, a metà degli anni Novanta, quando la società finì in brutte acque, fallì e dovette ricominciare il suo cammino dal basso delle categorie.

Pur non andando più tanto spesso allo stadio, cerca di restare informato. Di seguire a distanza quel che succede. Ma avverte subito di una cosa: «Il calcio mi piace moltissimo. Però tifo per il Torino. Il Pisa? Non lo seguo da vicino – racconta lo scrittore che, poche settimane fa ha pubblicato il suo ultimo lavoro, dal titolo “L’infinito tra parentesi” – Mi tengo aggiornato. E mi auguro che vada bene. Soprattutto perché, in caso contrario, avrò grossi problemi a fine mese...».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.13119514:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/03/13/news/il-barometro-e-il-grattacielo-1.13119514]]Un augurio che Marco Malvaldi ha trasferito anche nel suo prossimo libro. Uscirà a fine aprile e si intitola “La battaglia navale”. Parlerà del Pisa?
«Vorrei non dirlo. Perché è una gufata tremenda…».

Ma se non è il finale del libro, possiamo anche svelarla. Magari con le dita incrociate.
«Il libro parte con il racconto della città in festa perché il Pisa ha appena conquistato la serie B».

Il campionato di Lega Pro, quando il libro arriverà sugli scaffali delle librerie, sarà agli sgoccioli. E il Pisa è in lotta proprio per quel traguardo: oggi all’Arena c’è una sfida importante in chiave promozione. È il confronto tra le prime due in classifica. Più che una gufata la sua potrebbe essere una cosa benaugurante...
«No, so bene che queste cose, a dirle prima, a volte portano male. Ma sarei contento se questo si verificasse: un po' perché stiamo parlando della squadra della mia città. La possibilità di poter andare allo stadio, che sembra quasi una cosa non più di moda, per vedere partite di un certo livello, mi attira. E poi, umanamente, provo una grande ammirazione per Gennaro Gattuso. Mi sembra uno dei pochi calciatori con la testa sulle spalle e con un certo grado di intelligenza. Mi sembra una persona che ha tutte le carte in regola per poter far bene, nel calcio e anche fuori. Mi sta simpatico, non ci posso far nulla... ».

Com'è il suo rapporto con l'Arena Garibaldi? C'è stato di recente?
«Ci sono stato tante volte. Ma l'ultima risale a quando nel Pisa giocava ancora Signorini. Erano gli anni della lenta risalita, dopo il fallimento, dalla serie nazionale Dilettanti verso la serie C. Era il 1996».

Periodi difficili. Anche per fare il tifoso. Anni in cui, per andare a vedere una partita di calcio, servivano forti motivazioni.
«Ma in quel momento mi sembrava quasi giusto. Mi aveva colpito positivamente che, al fallimento del Pisa, la reazione della città fu una grande risposta popolare. Mi ricordo che, subito dopo il crollo della società ci fu un ritorno di fiamma della gente nei confronti della squadra di calcio. Per cui si facevano trasferte anche con migliaia di tifosi al seguito. E anche su campi improbabili: gli impianti di Cascina e di altre località della provincia venivano presi d'assalto. Questa cosa, all'epoca, mi impressionò moltissimo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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