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«Niente G7 a Firenze, forse la nuova pista non serve più»
PISA. «Se il G7 non si terrà più a Firenze, perché non fare una riflessione più approfondita sulla necessità della pista da 2.400 metri a Peretola?». E’ quanto si chiede il deputato Paolo Fontanelli...
PISA. «Se il G7 non si terrà più a Firenze, perché non fare una riflessione più approfondita sulla necessità della pista da 2.400 metri a Peretola?». E’ quanto si chiede il deputato Paolo Fontanelli dopo che ha preso consistenza l’idea di spostare il vertice in Sicilia. Da qui, sottolinea Fontanelli, il venir meno di «una certa urgenza» rispetto alla scadenza del 2017.
«Tutta una serie di chiacchiere fatte per giustificare l’urgenza della nuova pista, anche forzando valutazioni importanti, come sui fattori di rischio e di equilibrio ambientale, ora non sono più valide», commenta l’ex sindaco di Pisa.
«E forse - aggiunge - si può auspicare un confronto più sereno, mettendo a confronto vantaggi e svantaggi di un’infrastruttura molto costosa da ogni punto di vista, e ragionare sul fatto che la società unica realizzata con la fusione può fare uno sforzo ulteriore di integrazione e di razionalizzazione del sistema per fronteggiare l’aumento del traffico di voli e passeggeri senza realizzare la nuova pista di 2.400 metri».
Nei giorni scorsi, presentando i dati del 2015, i rappresentanti di Aeroporti Toscani hanno espresso motivi di soddisfazione per i risultati raggiunti: 7,2 milioni di passeggeri sommando Pisa (4,8 milioni) e Firenze (2,4 milioni) con un incremento del 4,2%. «Indubbiamente un buon risultato - dice l’onorevole Fontanelli - ma forse, con le attuali strutture e con opportune azioni coordinate, si può fare di più visto che già nel piano sul sistema aeroportuale toscano elaborato dalla Regione, nel novembre del 2012, si indicava il possibile raggiungimento di un flusso di 7,2 milioni di passeggeri per l’anno 2014 (4,9 da Pisa e 2,3 a Firenze)».
Allora i due aeroporti toscani erano gestiti da due società diverse e la pisana Sat prevedeva nel masterplan di arrivare a 6 milioni di passeggeri, estendibili fino a 7 milioni, in ragione del piano di investimenti programmato. «Oggi - aggiunge il deputato - si può essere contenti e gioire del fatto che più o meno le cose vanno nella direzione giusta confermando, almeno per ciò che riguarda il Galilei, quanto si era stabilito nella gestione precedente, a maggioranza pubblica, della società. Quello che torna meno - conclude Fontanelli - è vendere questi risultati come il frutto della fusione».
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