Italia
«Nessuno ci piegherà»
Il dg Fabrizio Lucchesi sul deferimento: siamo innocenti, lo proveremo
PISA. “Il Procuratore Federale, espletata l'attività istruttoria, ha deferito al Tribunale Federale Nazionale - Sezione Disciplinare Fabrizio Lucchesi e la Società A.C. Pisa 1909 per aver violato i doveri di lealtà, probità e correttezza, in quanto, in data 9 novembre 2015, ha prodotto presso la Lega Pro e fatto uso di una fidejussione risultata non veridica, senza effettuare alcun controllo preventivo”.
Questo l’atto di accusa, blando nel significato giuridico ma tale, nel suo linguaggio, da far preoccupare molti (a Pisa) e gongolare molti altri (nelle città dei club avversari), con cui la Procura della Federcalcio chiede di giudicare i nerazzurri. In parole povere: una fidejussione del novembre scorso risulta irregolare, e il Pisa viene accusato di non aver vigilato sul lavoro di chi, in banca, l’ha preparata.
Il tutto con una tempistica da film, alla vigilia della partita contro la favorita Spal, che all’Arena, contro un Pisa depresso, potrebbe mettere il sigillo sulla promozione. Ne parliamo con Fabrizio Lucchesi (nella foto con mister Gattuso), il direttore generale del Pisa.
Direttore, il Pisa è colpevole o innocente?
«Innocente. Al 100 per 100. E non ci piegherà nessuno».
L’accusa suona male...
«È un’accusa piuttosto atipica, e sappiamo già di avere ragione. Tanto che abbiamo presentato da tempo una denuncia in sede penale: chi ha sbagliato dovrà pagare».
Ci può spiegare?
«Certo. A stagione iniziata, abbiamo sostituito la fidejussione iniziale di Battini (all’epoca unico socio) con quella della nuova proprietà, che rappresentavo e rappresento. Una regolare fidejussione presso la Bnl, della quale ovviamente abbiamo conservato tutto l’incartamento oltre alla ricevuta».
Ma allora di cosa viene accusato il Pisa?
«Quando abbiamo chiesto di abbassare la fidejussione, ne avevamo diritto per via del budget rispettato, i nuovi controlli hanno fatto emergere che quella fidejussione non era regolare. Per la legge ordinaria noi siamo potenzialmente vittime di una truffa, avendo pagato l’atto a chi appariva abilitato a farlo; per quella sportiva, a quanto pare, dovevamo essere così bravi da vigilare su un atto che però è interno alla banca. Ma il cliente della banca, che paga, non ha gli strumenti per farlo».
La parola “deferimento” comunque ha fatto preoccupare molti.
«Lo capisco, la gente non è tenuta a conoscere tutti i regolamenti e i termini della giustizia sportiva e quindi si può preoccupare. Ma deferimento non significa condanna, significa accusa. Andremo al processo sportivo, continueremo a fare i nostri passi. Sappiamo di avere ragione ma non abbasseremo la guardia. Dopo di che, il processo sportivo lascerà il passo a quello penale, dove abbiamo un altro ruolo».
Cioè?
«Nel processo sportivo siamo stati tirati in ballo, benché non siamo attori della vicenda ma solo in quale modo testimoni. In quello penale siamo noi ad avere sporto denuncia, in una vicenda che abbiamo appreso avere rilevanza nazionale e sulla quale indagano le Procure della Repubblica a Roma, Pisa e Firenze».
Il deferimento era comunque evitabile?
«Secondo me sì. Nell’atto che ci è stato consegnato viene fatta tutta una serie di considerazioni che sembrano preludere a un nulla di fatto. Emerge chiaramente che non veniamo accusati di aver fatto alcunché di irregolare. E alla fine non veniamo accusati di nessun illecito: ci viene rinfacciato di non aver vigilato. Ma, ripeto, non stava a noi farlo, né avevamo motivo o semplicemente la possibilità di farlo. Sa qual è la formula del deferimento?»
Cosa dice l’atto?
«Ritenuto di non dovere, allo stato, disporre l’archiviazione...».
Lei è tranquillo?
«Io sono tranquillo perché abbiamo la coscienza a posto e gli atti che lo comprovano, ma sono anche arrabbiato. Perché essere innocenti non basta, in un momento in cui avremmo il bisogno e il diritto di lavorare in un ambiente tranquillo e senza forzature. Questa vicenda crea disagio e confusione, avvantaggiando i nostri avversari. Vuol dire che dovremo essere ancora più forti e reagire. Noi, la squadra e la città». (a.sc.)
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