Sicurezza
La tranquillità non abita mai qui
In vent’anni buoni risultati sul campo ma mai il sereno a livello societario
PISA. Avremo mai pace? Non parliamo dei risultati sul campo, che comunque negli ultimi vent’anni parlano di una retrocessione, quattro promozioni, due ripescaggi e quattro spareggi-promozione a fronte di un solo spareggio-salvezza (peraltro vinto). Parliamo delle vicende societarie. Il dopo-Romeo fu il quadrumvirato Gerbi-Posarelli- Meliani-Barachini con grandi risultati sportivi e zero feeling con la città. Dopo di loro i tre anni Gentili-Mian, senza vittorie ma con grandi investimenti e generosità vanificati da una corte deleteria di gente troppo pagata: alla fine dovettero cedere (gratis) a Covarelli per quattro anni di flipper: salvezza ai playout, promozione in B, serie A sfiorata, fugone (perché Perucia è Perucia), arrivo della controfigura Pomponi e fallimento.
Il Pisa ripartì con Camilli, Battini e, nominalmente, Aringhieri; poi Battini litigò con Camilli, sfiorò due volte la B con Lucchesi e... lo mandò via, per fare, l’anno scorso, una stagione troppo esosa. Il resto sono ferite e speranze recenti: il dramma dell’iscrizione arrivata in extremis, la cessione quasi conclusa con una società che si occupa di ristrutturazione del debito, a Ferragosto la cessione vera alla Carrara Holding di Lucchesi dopo che Ruggeri scappò perché non era possibile sapere i debiti reali. Ora, con Lucchesi e Terravision-Britaly, il Pisa ha un assetto societario con idee manageriali (per la prima volta). Ma non ancora la pace: sino a dicembre la proprietà era minacciata dall’interno della città, e tuttora si sta pagando quello strano periodo. Per fortuna Lucchesi sembra avere le spalle larghe, ma la pace che altrove è la normalità da noi va ancora guadagnata giorno per giorno in trincea. (a.sc.)
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