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Pisa

Un quartiere che cambia I nodi irrisolti

Un quartiere che cambia I nodi irrisolti

Dall’ex Vacis all’area Vitarelli il degrado è nei siti industriali ormai abbandonati

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PISA. «Un intervento che cambia il volto della città in modo strategico», così il sindaco Marco Filippeschi ha definito i lavori per l’apertura del canale Incile. Sicuramente cambieranno un altro pezzo di Porta a Mare. Il quartiere più distrutto della città dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, quello che conserva l’ultimo segno significativo della Pisa industriale (lo stabilimento Saint-Gobain), una zona che in questi anni si è modificato ancora e che, nella parte più a sud, quella della darsena e della cantieristica, ha visto l’arrivo dello store Ikea.

Ma la strada da percorrere per sistemare Porta a Mare è ancora lunga. L’apertura dell’Incile dovrebbe portare una serie di benefici ambientali, ossigenando acque stagnanti che, in particolare nelle stagioni calde, provocano fastidi. La pista ciclabile che correrà a fianco, da via II Settembre a via Livornese, darà un ulteriore tocco di qualità.

C’è poi una serie di partite aperte, che il sindaco ha elencato durante il sopralluogo. Sono le questioni che attendono una soluzione e che hanno origini differenti. Filippeschi si augura che «la sistemazione dell’Incile sia di stimolo ad altri interventi di riqualificazione», e uno tra questi riguarda l’ex Piaggio, porzione dell’area industriale di Porta a Mare. A fianco la crisi ha fermato lo sviluppo di Ville Urbane, il nuovo polo residenziale nell’area ex Saint-Gobain, tra l’Aurelia e via Livornese, adiacente alla Coop. Un’operazione resa possibile dall’accordo tra Comune e Saint-Gobain del luglio 2007: la multinazionale ha fatto un investimento di quasi 100 milioni di euro per il nuovo forno dall’altra parte dell’Aurelia, cifra in parte finanziata dai 13 milioni pagati dal consorzio per acquisire i terreni su cui l’amministrazione comunale ha poi concesso i permessi edilizi.

A proposito di siti industriali, le aree di Porta a Mare che attendono una svolta sono proprio quelle di vecchi stabilimenti chiusi. Uno è l’ex Vacis (o Galazzo), dove gli scheletri dei capannoni sono soggetti a continue occupazioni abusive, con svolgimento di attività illecite. Il sindaco aveva emesso un’ordinanza di messa in sicurezza rivolta alla proprietà, la società Orione di Bergamo. Il curatore fallimentare della Orione ha però presentato ricorso al Tar contro il provvedimento del Comune. «Siamo in attesa dell’udienza al Tar», dice Filippeschi. Che conclude l’elenco con la ex Vitarelli, «area - sottolinea il sindaco - disabitata ed improduttiva, che contrasta con i tanti fatti positivi della zona, da questo cantiere sull’Incile alla ripresa della cantieristica lungo il canale dei Navicelli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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