Toscana
Scieri, riparte l’inchiesta contro l’omertà
Insediata la commissione parlamentare Sarà sentito l’ultimo ad aver visto vivo Lele
PISA. Quasi gli stessi poteri della magistratura. E la possibilità di convocare chiunque per le audizioni. Con un obiettivo: cercare di arrivare a una verità sulla morte di Emanuele Scieri, il parà della Folgore trovato morto il 16 agosto 1999 su un piazzale della caserma Gamerra. Aveva 26 anni e un futuro da avvocato in tasca.
Ieri la commissione d’inchiesta parlamentare istituita per fare luce sulla fine del giovane parà si è insediata a Roma e alla presidente Sofia Amoddio (Pd), avvocato siracusano - stessa città di Lele - e prima firmataria della legge di istituzione dell’organismo composto da 21 deputati, si sono aggiunte la vice presidente, Stefania Prestigiacomo(Fi) e la segretaria, Maria Greco (Pd). Stamani nuova riunione per definire ufficio di presidenza e regolamento. E dalla prossima settima inizieranno i lavori.
«Acquisiremo subito gli atti più importanti e procederemo ad ascoltare alcuni testimoni per fare chiarezza sulle cause della morte di Emanuele Scieri – spiega la presidente Amoddio –. I familiari e i tanti amici, al punto che si è costituito un comitato attivo su Facebook “Verità e giustizia per Lele Scieri” chiedono una risposta. Hanno il diritto di sapere cosa accadde veramente quella notte di agosto all'interno della caserma Gamerra».
Ancora non è stato definito l’elenco delle persone che verranno convocate dalla commissione. Dai vertici militari della Folgore ai commilitoni ai sottufficiali dell’epoca, dagli investigatori a tutte quelle persone che la commissione riterrà utili a fornire uno sprazzo di luce in uno dei misteri d’Italia.
Stefano Viberti, 39 anni, originario della provincia di Cuneo, sarà chiamato a raccontare di nuovo cosa vide quella sera. È il testimone chiave di una vicenda sulla quale due magistrature (militare e ordinaria) hanno dovuto alzare le mani di fronte a un’omertà granitica pur sapendo che la morte di Scieri fu “indotta” da qualcuno in un contesto di nonnismo. «Depositario di verità non rivelate» è la convinzione dell’ex procuratore capo Enzo Jannelli che al “Tirreno” nell’aprile 2014 rivelò che una sera al termine di un lungo interrogatorio Viberti stava per cedere. «Gliel'ho letto negli occhi. Poi si è ripreso e non ha più detto niente di utile alle indagini» raccontò al nostro giornale il magistrato. Il corpo senza vita di Emanuele fu rinvenuto alle 15,30 di lunedì 16 agosto da alcune reclute ai piedi della scala della torre di asciugamento dei paracadute all'interno della caserma Gamerra dove era arrivato il 13 agosto. Per due giorni nessuno lo aveva trovato. «Alcuni atti saranno secretati – prosegue l’onorevole Amoddio –. Il lavoro della commissione sarà particolarmente faticoso e si sommerà a quello degli altri organismi di cui fanno parte i membri. Ci riuniremo la mattina preso o la sera tardi». Entro 60 giorni dalla conclusione del proprio lavoro, la commissione presenterà una relazione alla Camera dei Deputati.
Un documento nel quale i familiari e gli amici di Lele sperano di poter scorrere le pagine e trovare verità e giustizia per un omicidio senza colpevoli.
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