«Basta bombe» Quando in aula si vota la fuffa
Grandi appelli e questioni nazionali tutte le mozioni che ingolfano il consiglio
PISA. «Cessate il fuoco!», invoca Simonetta Ghezzani. «Urgente». Anzi mozione urgentissima. Ma come, sobbalza uno leggendo l’oggetto, Putignano è in fiamme? Si combatte a Gagno? Macché. È il 31 luglio 2014 e la battagliera esponente di Sel sta chiedendo al consiglio comunale di impegnarsi per uno stop alle ostilità nell’ennesima crisi nella Striscia di Gaza.
Proprio così. Ai voti mica c’è finita una proposta per pungolare la giunta e costringerla a rattoppare le strade piene di buche. O magari la richiesta di un aumento dei controlli dei vigili in piazza delle Vettovaglie, o appunto a Putignano, da anni bersagliata da ladri e spacciatori. No, cessate il fuoco. Bombe lì e in Cisgiordania, altro che San Giusto e San Marco sott’acqua. Il regolamento del consiglio, all’articolo 49, sarebbe chiaro: “Ogni consigliere può presentare mozioni di indirizzo al fine di impegnare la giunta su materie di competenza della giunta stessa, e mozioni intese a promuovere una deliberazione da parte del consiglio”.
Insomma, occhio a non uscire dal seminato. Anche perché ciascun gruppo consiliare ha a disposizione 45 minuti per discutere la mozione, dichiarare il proprio voto favorevole o quello contrario; dunque ogni proposta erode tempo ed energie ai lavori dell’aula. Guai alle supercazzole sulle questioni nazionali o mondiali, è il senso, qui si parla di Pisa. Non a caso il regolamento attribuisce al presidente del consiglio, in questo caso Ranieri Del Torto, la responsabilità di valutarne l’ammissibilità. Solo che Del Torto sembra di manica parecchio larga. Infatti è ormai una specie di grande classico: a scorrere gli ordini del giorno degli ultimi due anni non c’è seduta del consiglio che non sia stata ingolfata da almeno due o tre “mozioni fuffa”.
Così c’è il forzista Giovanni Garzella che da mesi propone di intitolare un luogo - strada, piazza, cantone, marciapiede, sia quel che sia - a un sacco di gente: scrittori, medici, registi, preferibilmente di destra, se possibile cattolici, talvolta bandiere dichiaratamente “no Islam”, quasi quasi anche un po’ fascio friendly. Per dire: da qualche settimana le mozioni si sono addirittura trasformate in interpellanze sul «mancato adempimento della giunta alle mozioni approvate dal consiglio». Sì, perché spesso la fuffa riceve pure l’ok festante e convinto della maggioranza. E allora giù proteste per quel giunco mai intitolato a Gioacchino Forzano, fondatore degli studios di Tirrenia, o per quell’ostinazione nel non voler ritagliare a Gaetano Ceccherini neppure un vicoletto. L’ever green ovviamente con cui ha punteggiato la consiliatura è stata Oriana Fallaci. Ultimamente, però, ha stupito tutti proponendo di togliere il segreto di Stato sugli anni di piombo e chiedendo con un’interpellanza dove diavolo sia stato cacciato dal Comune il «sarcofago dato in consegna alla città dal presidente della comunità israelitica Giuseppe Pardo Roques nel 1910».
C’è stato poi Stefano Landucci, consigliere comunale fuoriuscito dal Pd, che si è appellato all’aula per ottenere l’adesione di Pisa alla campagna antimilitarista “Un’altra difesa è possibile” con un documento pieno di riferimenti costituzionali, citazioni, grandi sistemi, e alla fine ricordare che «l’Italia ripudia la guerra».
C’è, manco a dirlo, il campione assoluto nel campo, Ciccio Auletta da Catania, che ha battuto ogni record. Non c’è seduta nella Sala Reale di Palazzo Gambacorti che non sia stata segnata da una delle infuocate battaglie del capogruppo di Ucic-Prc: il consigliere “agitprop” della estrema sinistra in questi mesi ha invocato il sostegno dell’aula affinché il Comune inviasse messi in Israele a rivendicare il «riconoscimento dello Stato Palestinese», ha chiesto alla giunta di accordare solidarietà ai curdi, al popolo di Kobane e in genere a tutti i popoli diseredati e vessati del mondo. È suo il primato delle mozioni fuffa, fra 2015 e inizio 2016 è riuscito a collezionarne almeno una trentina.
Ovvio, tutti i primatisti di questa speciale disciplina sono anche prolifici estensori di richieste “utili”, ma quello delle “mozioni fuffa” è ormai un genere, un segno di riconoscimento, una specie di riflesso condizionato che tradisce il desiderio di grandeur e l’autoreferenzialità di chi mal sopporta la dimensione “local” della politica in provincia e si cimenta con quella “global” con appelli e proposte sui grandi fatti del mondo e le questioni nazionali, spesso con testi serissimi, impegnati, grondanti citazioni colte, ricami lessicali e giuridici, e avvolti da un’aura di austera compartecipazione, ma su cui un Comune può fare poco o niente.
Così, qualche settimana fa, il Pd a San Giuliano Terme ha fatto approvare una mozione per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni. Così, Auletta si è sperticato per mesi per dire «Basta migranti morti nel Mediterraneo». Tragedie, vero, ma difficili da governare da qui. Roba da mano sotto il mento e sguardo assorto in grandi riflessioni, certo. Solo che nei quartieri i voti i consiglieri delle mozioni fuffa li hanno presi per le promesse sulle case popolari, le buche, le tasse e la sicurezza. Chi glielo va a dire adesso che la Ghezzani vuole intitolare una piazza a Ipàzia, la filosofa greca vissuta nel IV secolo, uccisa ad Alessandria d’Egitto da cristiani in rivolta e diventata simbolo di libertà di pensiero?
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