Attenzione
«Due nidi finiranno ai privati»
L’allarme della Cgil: il Comune esternalizza per colpa della nuova Finanziaria
PISA.
Per ora non è ancora chiaro da dove si comincerà a tagliare, ma è evidente che la strada è tracciata. Michele Orsi, segretario pisano della Funzione pubblica della Cgil, non ci gira intorno. «Il Comune di Pisa va verso un pesante piano di privatizzazioni, e quello che temiamo è che nei prossimi mesi vengano messe a punto misure che impoveriranno enormemente i servizi essenziali».
Colpa della nuova legge di stabilità, che ha rivisto al ribasso la possibilità di fare assunzioni per le amministrazioni pubbliche. «Prima della finanziaria - dice Orsi - Palazzo Gambacorti avrebbe potuto fronteggiare i pensionamenti con un turn over progressivo che in un triennio avrebbe consentito di reintegrare il 60% della spesa per i dipendenti il primo anno, l’80% il secondo e il 100% il terzo. Ma l’ultima legge di stabilità ha livellato tutto il triennio al 25%». Se va bene, lancia l’allarme la Cgil, di 80 dipendenti fra dirigenti, quadri e semplici impiegati che andranno in pensione, il Comune ne riassumerà appena 20. Per la prima volta nella sua storia, la macchina organizzativa comunale scenderà sotto la soglia dei 600 lavoratori. E per l’amministrazione comunale di Marco Filippeschi le esternalizzazioni sarebbero ormai una scelta obbligata. La giunta l’ha formalizzato in una delibera del 2 febbraio scorso. A causa della nuova legge di stabilità, «risulta prioritario - recita la delibera - individuare funzioni e servizi da mantenere in capo al Comune con una gestione diretta». Ed è «necessario individuare i servizi che possono essere oggetto di appalto o concessione». Il sindacato ne è convinto: «In pensione andranno anche 20 insegnanti su un organico di 81 persone. Da 12 nidi comunali, in questi anni, siamo già passati a 8, adesso scenderemo a 6, abbiamo già sentito parlare di un affidamento esterno», dicono Sandra Ricciarelli, Maria Borsò e Tiziana Fustini, rsu Cgil del Comune. Ma il rischio concreto è «uno smantellamento progressivo dello stato sociale», continua Orsi. Anagrafe, ufficio dello Stato Civile, i vigili: sono moltissimi - accusa la Cgil - i settori in difficoltà. Lo è pure la biblioteca, altro servizio che starebbe per essere dato in gestione privata. «Quello che contestiamo all’amministrazione è l’arroganza. Non ci ascoltano. Ci preoccupa l’assoluta assenza di relazioni sindacali, peraltro da poco sancite da un accordo europeo appena entrato in vigore con una direttiva che gli enti devono rispettare. Perché se si deve procedere ad una riorganizzazione della macchina lo si dovrebbe fare attraverso un progetto condiviso». Se le esternalizzazioni sono inevitabili - dicono dalla Cgil - almeno si inseriscano nei bandi di gare clausole sociali per la salvaguardia dei posti di lavoro. Fra materne e nidi, ad esempio, con la privatizzazione altrimenti 13 maestre a tempo determinato rischierebbero di ritrovarsi disoccupate dopo anni di precariato.
(m.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
