Sicurezza
Anziana spinta a terra e rapinata dei gioielli
Il figlio sente le urla in casa e mette in fuga i tre banditi
PISA. Si sono fatti aprire la porta imitando la voce della figlia, di cui sapevano il nome. È bastato uno spiraglio e i due banditi hanno spinto a terra una pensionata di 81 anni urlando: «Non ti facciamo niente, vogliamo solo i soldi». L’anziana stesa a terra e i due malviventi nelle camere da letto dove hanno fatto appena in tempo a rubare alcuni monili in oro. Le urla hanno richiamato il figlio, che vive nell’appartamento di fronte, che ha messo in fuga i rapinatori rimediando anche alcuni graffi a una mano.
Per modalità e orari è un colpo che turba e non poco quello subìto da una pensionata in via Torrini nel quartiere di San Giusto. L’orario di sicuro, intorno alle 14,30, è sintomo di una sfrontataggine che sa di consapevolezza di impunità. Ma anche sapere il nome di un familiare per accreditarsi nei confronti della vittima è un dettaglio che apre scenari inquietanti. Non sono episodi improvvisati. C’è chi si informa, fa sopralluoghi, studia i tempi. Si apposta e agisce in pieno giorno. E non per assaltare una banca, ma una signora anziana e inerme.
Le telefonate sospette. L’allarme alla polizia arriva poco dopo le 14,30. Le volanti arrivano in via Torrini e altri agenti fermano in zona una serie di sospettati che proseguono dopo l’identificazione. Giovanna Magnozzi, figlia della rapinata e sorella di Umberto, l’uomo che ha fatto scappare i banditi, nel raccontare la disavventura collega un episodio avvenuto nei giorni scorsi con il raid ai danni della mamma.
«Qualche giorno fa, verso le 15,30 ha squillato il telefono – spiega la donna, insegnante di educazione fisica alle superiori –. Per due volte abbiamo alzato il ricevitore, ma dall’altra parte non si è sentito nessuno. “Saranno i ladri che vogliono vedere se siamo in casa” ha detto quasi a battuta mio fratello che abita di fronte a me e a nostra madre. Con il senno di poi tutto può essere».
L’irruzione. Erano in tre. Uno è rimasto in macchina, una Y 10 vecchio modello color verde bottiglia, proprio davanti all’abitazione della famiglia Magnozzi. In due sono saliti al primo piano, dove ci sono i due appartamenti, trovando la porta aperta al piano terra. Hanno suonato alla porta della pensionata e uno ha finto di essere la figlia quando gli è stato chiesto chi era: «Sono Giovanna». È bastato il nome e una voce in falsetto per convincere, nel dubbio, l’anziana a socchiudere appena la porta. E a quel punto i due hanno fatto irruzione in casa.
Spinta a terra. «L’hanno spinta a terra – ricorda la figlia –. Io ero uscita alle 14 e dopo mezz’ora sono arrivati. È molto probabile che fossero appostati. “Non ti facciamo niente, vogliamo solo i soldi” hanno detto in italiano. Mia madre ha iniziato a urlare. Era sotto choc». I due si sono divisi i compiti con una spontaneità da conoscitori degli ambienti e si sono portati nelle due camere da letto. Hanno preso alcuni gioielli custoditi nei cassetti.
La colluttazione. Nel frattempo le urla della pensionata sono arrivate nell’appartamento di fronte, dove abitano figlio e nuora. «Mio fratello è entrato – prosegue la professoressa Magnozzi – trovando mamma a terra che urlava “ci sono i ladri” e dopo un attimo li ha affrontati. Uno si è addirittura messo in posa come se volesse tirare di boxe. Mio fratello li ha presi per un braccio buttandoli fuori. Si è procurato qualche graffio, ma il primo pensiero era soccorrere la mamma».
La fuga. I due, uno alto più di uno e novanta e l’altro poco più di uno e settanta, avevano il volto travisato con uno scaldacollo. Si vedeva, comunque, che erano giovani. Un testimone, minorenne, era in strada quando sono usciti e nel salire in auto, dove c’era il complice, si sono smascherati. Li ha sentiti parlare con agitazione. E ai poliziotti ha detto che poteva essere un accento dell’Est. «Mia madre è sconvolta – conclude la docente – e non solo perché questa gente conosceva il mio nome e, forse, anche il nostro numero di telefono. Meno male che è intervenuto mio fratello perché senza soldi, che non teniamo in casa, non saprei davvero come sarebbe potuta finire questa brutta storia».
Pietro Barghigiani
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