Sicurezza
Ciao Michela, rito laico ma grazie al parroco
Padre Rylko offre in San Francesco una sala del commiato Maccioni: «Un gesto di civiltà, il Comune l’aveva negata»
PISA. C’è chi legge una poesia, chi poche righe di memorie d’infanzia trascritte su un quaderno, chi per lei suona una melodia al pianoforte. No, nessuna liturgia, nessuna messa. Michela Vaghetti, dipendente dell’Università di Pisa scomparsa lunedì, non era credente. La famiglia ha rispettato la sua volontà, e preferito un rito laico. Una cerimonia “civile” per consentire a chi la conosceva di salutarla.
Così ieri pomeriggio non hanno avuto nessun significato religioso le pareti affrescate con la storia della Passione nella stanza affacciata sul chiostro del convento in cui si è svolta la cerimonia. La sala del Capitolo della chiesa di San Francesco si è “spogliata” della fede cattolica per rivestire il ruolo di uno spazio laico che non hanno saputo garantire le istituzioni. «Era uno dei luoghi di Pisa che amava di più - dice Titina Maccioni, ex presidente del consiglio comunale e una delle amiche della donna - È stata una giornata toccante e commovente, ma è paradossale che in questa città le istituzioni non siano capaci di concedere ai propri cittadini una sala del commiato senza distinzioni di credo e confessione, e che a doverglisi sostituire sia un’istituzione religiosa».
Proprio così. Ad offrire questo spazio “neutro”, a pochi giorni dal venerdì santo e dalla Pasqua, non è stato il Comune, ma il parroco Tommaso Rylko. «Io ho provato a contattare un funzionario di Palazzo Gambacorti affinché chiedesse all’ufficio di gabinetto del sindaco la disponibilità di uno spazio adibito a sala del commiato, ma mi è stato detto che non c’era disponibilità», dice ancora Maccioni. Ieri pomeriggio, così, per salutare Michela in San Francesco si sono riunite circa trecento persone: parenti, amici, professori universitari, colleghi. «Perché avrei dovuto rispondere di no? - si stupisce padre Rylko - Non mi hanno mica chiesto la chiesa. La sala del Capitolo viene utilizzata per molte altre attività, concerti, presentazioni, perché non metterla a disposizione per un altro rito laico? In fondo l’accoglienza dell’altro è parte della nostra missione. Nulla di strano. Mi è stato chiesto da un'amica che collabora con noi e ho ritenuto non dovessero esserci problemi». «Intoppi burocratici, negligenza, non voglio dire si tratti di malavoglia, ma certo dal Comune abbiamo trovato porte chiuse, mentre dalla chiesa è arrivato un gesto di civiltà». Ed il contrasto è bruciante. Nonostante «per legge i Comuni siano tenuti ad individuare sale e spazi in cui celebrare i riti funebri, Pisa non ne ha ancora uno». Ce l’hanno Grosseto, Pistoia, Bibbiena, Firenze e molte altre città, ma non Pisa. I lavori, sia per la realizzazione di una sala del commiato che per un “Giardino delle rimembranze” , sono stati annunciati a dicembre e dovrebbero partire in questi giorni.
«Questo non costituisce una scusante - dice Maccioni - Il Comune, nell’attesa, potrebbe adibire spazi pubblici utilizzabili per cerimonie e riti civili a sale del commiato. Perché non nei sotterranei del Giardino Scotto dove si fanno i matrimoni, perché non agli Arsenali, perché non alla Cittadella, nell’atrio di Palazzo Mosca? Per questioni di immagine? Spero proprio non sia così».
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