Sicurezza
Camp Darby ritira dieci licenziamenti
La base militare Usa ci ripensa: in 14 restano col fiato sospeso
PISA. Camp Darby ci ripensa e straccia (parte) delle lettere di licenziamento.
Dopo la manovra di riduzione del personale annunciata già da qualche anno e concretizzata lo scorso dicembre con la consegna di decine di lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori civili italiani, il comando militare rivede il piano di ristrutturazione e ritira dieci licenziamenti.
Per impiegati, addetti alla logistica, elettricisti, idraulici, frigoriferisti, muratori, falegnami e fabbri che entro il 30 settembre avrebbero dovuto lasciare la base che sorge tra Pisa e Livorno, il futuro sarà ancora al servizio della cosiddetta "zona ricreativa” dell’installazione militare. La sforbiciata alla forza lavoro si è materializzata alla fine dello scorso anno, quando 24 lavoratori civili italiani (a fronte dei 37 annunciati precedentemente) si sono visti consegnare a mano le lettere di licenziamento, nonostante le richieste delle organizzazioni sindacali di congelare la manovra ed avviare una trattativa con l’obiettivo di arrivare ad un piano di ristrutturazione che prevedesse incentivi all’esodo e prepensionamenti per ridurre l’impatto della decisione dei vertici Usa ed evitare la drastica riduzione di personale.
Un taglio improvviso, quello materializzatosi ad inizio dicembre, bilanciato dalla possibilità di un trasferimento nella base Usa di Vicenza, di cui Camp Darby è satellite, offerta ad undici dipendenti e da tutti rifiutata visti anche i tempi ristretti di risposta. Poi la svolta, con il ricollocamento – prima della fine dell’anno - di quattro dei futuri licenziati a cui, a gennaio, è seguito l’annullamento di un altro licenziamento per la copertura di una posizione lavorativa lasciata vuota da un dipendente andato in pensione.
Lunedì scorso, durante un incontro tra i vertici delle basi statunitense di Pisa, Vicenza e di altre installazioni americane in Europa e i rappresentanti sindacali di Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl, il comando militare ha annunciato il ritiro di ulteriori cinque lettere di licenziamento.
«Abbiamo ottenuto un primo, ma importante risultato - commenta Vittorio Salsedo, segretario generale della Fisascat-Cisl di Pisa -. Adesso speriamo di raggiungere un accordo per scongiurare gli altri licenziamenti».
Per 14 dipendenti il futuro resta infatti ancora incerto, ma i vertici Usa si sono resi disponibili a cercare e vagliare possibili alternative ai licenziamenti. «Abbiamo risollecitato l’utilizzo degli incentivi ai prepensionamenti - prosegue il rappresentante della Fisascat-Cisl -, con l’obiettivo di liberare alcune posizioni lavorative e ricollocare il personale a rischio licenziamento».
Un sospiro di sollievo sono riusciti a tirarlo anche due dei quattro addetti ai servizi amministrativi di una clinica interna alla base (un dipendente sarà trasferito nella base Usa di Vicenza e un altro rimarrà a Camp Darby, mentre altri due saranno licenziati entro il 30 aprile). Nessuna speranza di ricollocamento invece per i tre ex lavoratori impiegati in un grande magazzino, mandati a casa lo scorso novembre.
I tagli al personale - annunciati, concretizzati e in parte ritirati - si inseriscono nel più ampio piano di ristrutturazione della base nata nel 1951 iniziato nel 2012 con sessanta tra licenziamenti e trasferimenti di dipendenti italiani e seguito lo scorso anno con l'abbandono dello stabilimento balneare American beach e la dismissione di circa sei ettari della base che saranno restituiti al Demanio.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
