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«Ormai si lavora solo per sopravvivere»

PISA. «Non dobbiamo nasconderci dietro un dito. Oggi un imprenditore nel settore dell’abbigliamento lavora per sopravvivere. Se riesce a fine mese a essere in pari con i costi, può davvero essere...

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PISA. «Non dobbiamo nasconderci dietro un dito. Oggi un imprenditore nel settore dell’abbigliamento lavora per sopravvivere. Se riesce a fine mese a essere in pari con i costi, può davvero essere contento. Per questo non ci si deve scandalizzare nell’affermare che un dipendente, ora, può guadagnare di più del titolare».

A fare questa fotografia del commercio pisano è Luigi Micheletti, coordinatore del consorzio Pisa Viva e presidente centro storico Confesercenti.

Micheletti, dal suo punto di osservazione di via Oberdan, dove gestisce il negozio Emporio Armani, non riesce proprio ad essere ottimista...

«La situazione è critica. Credo che nei prossimi mesi altre attività storiche dell’asse commerciale corso Italia-Borgo alzeranno bandiera bianca. D’altra parte, ormai da molti anni i fatturati sono tali che andare avanti diventa sempre più una impresa. E pensare che il 2015 si è chiuso con una leggera crescita degli incassi rispetto all’anno prima. Ma stiamo parlando di una ripresa comunque irrisoria rispetto alle pesanti perdite degli altri anni».

Quali sono i problemi principali?

«I costi sono sempre più alti, a cominciare dagli affitti e dalle spese di gestione. Con le banche che continuano a chiudere le proprie borse. Finché si può, si attinge alle riserve accumulate negli anni. Ma quando finiscono bisogna abbassare definitivamente la serranda».

Il potere di acquisto delle famiglie scende con la crisi economica...

«A Pisa il ceto medio, quello che costituiva la linfa del piccolo commercio, sta risentendo maggiormente della crisi. Emblematico che una catena come Coin, con prodotti rivolti ad target medio-alto, abbia dovuto fare posto ad Ovs. Soldi in giro non ci sono o ce ne sono meno. Le uniche attività commerciali che aprono o sono catene internazionali oppure sono gestite da stranieri con prodotti a costi bassissimi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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