Proteste
«Urlavo ma nessuno interveniva»
Il racconto del docente aggredito e rapinato da due banditi di pomeriggio alle oasi di Vecchiano
PISA. «Urlavo e mi divincolavo. Purtroppo nessuno si è fatto avanti. Voglio pensare che il vento possa aver silenziato le mie grida, ma non ho avuto la sensazione di ricevere grandi attenzioni».
Due costole rotte, 21 giorni di referto stilato al pronto soccorso di Cisanello e il morale ai minimi termini per Cristiano Giometti, di San Giuliano Terme, il ricercatore di Storia dell’arte all’università di Firenze aggredito e rapinato intorno alle 14 di sabato alle oasi di Marina di Vecchiano. Due banditi lo hanno assalito portandogli via il cellulare e il portafogli con un centinaio di euro. Sfrontati per luogo e orario, violenti nei metodi.
Sulla bacheca Facebook lo studioso già da sabato e per tutta la giornata di ieri ha ricevuto decine di messaggi di solidarietà. Quella che non è apparsa, a suo dire, in modo molto marcato a Marina di Vecchiano.
Il ricercatore aveva lasciato l’auto nel parcheggio all’oasi, quella più vicina a Torre del Lago, e da solo si stava incamminando verso la spiaggia.
«Avevo un libro sotto braccio – ricorda – perché volevo passare un pomeriggio a leggere al mare. Ho fatto per imboccare il vialetto di legno per raggiungere la spiaggia quando ho superato due tipi fermi alla staccionata. Dai tratti potevano essere nordafricani, media statura. Pochi passi e mi sono sentito afferrare da dietro. Uno mi ha messo una mano sulla bocca. Mi sono divincolato e ho anche urlato. Volendo essere buoni diciamo che le persone più vicine saranno state a cinquanta metri. Nessuno si è mosso e non era certo un contesto isolato visto che ero più vicino al parcheggio e alla strada che alla spiaggia».
Giometti ha reagito con forza ai due malviventi che per sopraffarlo lo hanno spinto sulla sabbia e bloccato con un ginocchio sul petto. Di qui le due costole fratturate.
«Nello scontro ho perso anche gli occhiali – prosegue –. Quei due parlavano italiano. Quando hanno capito che non gli avrei dato di mia spontanea volontà quello che volevano hanno usato una brutalità che ha lasciato il segno. Ho un labbro tumefatto oltre alle costole rotte. Mi hanno rapinato cellulare e portafogli. Poi sono scappati. Più tardi un ragazzo mi ha portato la carta d’identità e la patente abbandonati in strada dai quei banditi».
Il primo allarme alla polizia è stato dato in tempo reale. Il ricercatore stava parlando al telefono con un amico che, al momento dell’aggressione, si è reso conto dell’assalto subìto da Giometti e ha telefonato al 112 raccontando di qualcosa di grave che stava capitando all’oasi di Marina di Vecchiano.
L’aggredito, solo a rapina consumata e malviventi in fuga, ha potuto rialzarsi per andare in un ristorante vicino e chiamare la polizia. Sporco di sabbia e sotto choc ha atteso l’arrivo degli agenti.
«Sono scappati nella pineta verso Torre del Lago – riprende lo studioso –. Impossibile prenderli. I carabinieri mi hanno detto che, con quella subìta da me, dall’inizio dell’anno siamo già a tre rapine con le medesime modalità».
Pietro Barghigiani
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