Il dolore
Addio gigante buono centauri in lacrime
Fatale lo scontro auto-moto. Cordoglio tra i bikers pisani Bonotti, ex cestista di valore, era geometra in Provincia
PISA. «Lo chiamavo il gigante buono. A dispetto di una mole imponente non l’ho mai visto arrabbiarsi».
Carlo Cantoni è il presidente del moto club “Desmaniaci Ducati” di Pisa. Era, soprattutto, un grande amico di Andrea Bonotti, 51 anni, geometra in Provincia (impianti sportivi), il centauro morto sabato pomeriggio in uno schianto frontale tra la sua Suzuki Gsx 1000 e una Fiat Punto in Valdelsa. Un urto fatale lungo un dirizzone sulla Provinciale 27 a Casole d’Elsa e per Bonotti, nato e cresciuto a Porta a Lucca e ora residente a Barbaricina con la moglie Maria Luisa Ascenzi, il destino ha imposto l’obbligo di fermata senza ritorno. Niente da fare per il geometra, padre storico vigile urbano e fratello poliziotto, per il quale la Procura di Siena ha disposto l’autopsia in programma oggi. Tra domani e mercoledì si terranno i funerali. «Andrea era un grandissimo appassionato di moto – spiega Cantoni –. Ci conoscevamo da oltre 15 anni. Una persona dal cuore d’oro, affabile, mai che alzasse la voce. Eppure con quella corporatura con cui sovrastava tutti poteva incutere timore. In realtà era di una bontà unica». Sulla bacheca della pagina Facebook dei Desmaniaci Ducati Pisa, di cui Andrea faceva parte, si legge: «È mancato un carissimo amico e socio in sella alla sua moto. Un drammatico scontro frontale con un’auto che viaggiava in senso contrario. Noi tutti proviamo un grande senso di dolore per l'immatura e drammatica scomparsa di una persona dai nobili sentimenti, marito e figlio affettuoso che lascia un vuoto incolmabile. Lo ricorderemo per sempre, convinti che avremo un nuovo angelo protettore per tutti noi. Riposa in pace caro Andrea». Sabato con altri amici Bonotti era partito da Pisa per fare un giro nella Valdelsa senese. «Vigliaccamente dico che è stato meglio che non fossi presente – confida Cantoni –. Sarebbe stato un dolore ancora più atroce. Per il funerale prepareremo qualcosa come motoclub. Ci sarà un ricordo che leggerò dall’altare. Andrea se lo merita». Se le due ruote erano per Bonotti ora l’adrenalina, ora il mezzo per raggiungere una quiete interiore nei momenti di nervosismo, in gioventù era stato il basket lo sport in cui aveva ottenuto soddisfazioni. A sedici anni, pivot di belle speranze, arrivò addirittura a essere selezionato a un raduno collegiale della nazionale cadetti. Problemi di salute lo avevano poi costretto a interrompere con l’agonismo di livello e a militare nelle serie minori tra C e D. Addio gigante buono.
Pietro Barghigiani
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