Il Tirreno

Pisa

Le notti insonni dell’imputato Logli

Le notti insonni dell’imputato Logli

Dopo l’estate l’udienza preliminare dal Gup Iadaresta Uno dei legali ai cronisti: «Dov’è Roberta? Cercatela voi»

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Indipendentemente da quello è che successo quella sera riteniamo che non ci sia niente che possa portare a una accusa fondata nei confronti del signor Antonio Logli».

L’avvocato Saverio Sergiampietri assiste Logli con il collega Roberto Cavani, storico legale del marito di Roberta Ragusa.

Se Cavani, anche dopo la sentenza della Cassazione sfavorevole al suo assistito, conferma la compostezza che lo ha sempre guidato in un’inchiesta “invasiva” anche sul fronte delle attenzioni dei mass media, l’avvocato Sergiampietri mostra un approccio sul tema più spigoloso.

A chi gli fa notare che la Procura ha verificato piste alternative alla morte per spiegare la sparizione di Roberta, il legale risponde: «Non mi interessa, ha vagliato male le piste che portano ad Antonio Logli».

Poi, rivolto ai cronisti, sbotta alla domanda delle domande: «Che fine ha fatto Roberta? Cercatela voi». Per la difesa e i familiari di Logli resta incrollabile il convincimento che la donna, la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, se ne sia andata di sua spontanea volontà.

Previsto, ma non auspicato, il verdetto della prima sezione penale della Cassazione che «annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Pisa» rimette in gioco energie e strategie difensive.

Tra aprile e maggio si conosceranno le motivazioni con le quali la Cassazione ha ritenuto di dover annullare il proscioglimento di Logli. E a quel punto la difesa focalizzerà le sue azioni sulla base delle carenze rilevate dalla Suprema Corte nella sentenza del Gup, Giuseppe Laghezza.

Gli scenari in sede di prossima udienza preliminare, come spieghiamo sotto, sono tre: il giudice conferma il proscioglimento di Logli, imputato di omicidio e distruzione di cadavere, quello della moglie; il rinvio a giudizio in Corte d’Assise davanti a una giuria di otto membri (due togati e sei giudici popolari); giudizio con rito abbreviato chiesto dall’imputato per farsi giudicare sulla base degli atti, confidando nell’oggettiva assenza di prove pesanti, in camera di consiglio e al riparo dalle suggestioni di un dibattimento pubblico. Se ne riparlerà dopo l’estate.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa