Il Tirreno

Pisa

«Flop valutazione: così non ha senso, il Miur intervenga»

di Mario Neri
«Flop valutazione: così non ha senso, il Miur intervenga»

Parla Augello alla vigilia della mobilitazione indetta dai rettori Pisa rischia di perdere finanziamenti e posti per i ricercatori

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PISA. Lo ha ribadito anche al ministro Stefania Giannini giovedì, a Roma, di fronte ai rettori italiani riuniti in vista della giornata di mobilitazione del 21 marzo. «Le ho detto chiaramente che la Valutazione della qualità della ricerca in questa edizione è stata un flop - dice il rettore Massimo Augello - e per come è congegnato, il meccanismo di misurazione della “bravura” degli studiosi non poteva essere oggettivo, la protesta ha drogato i dati».

Ma non c’è dubbio, continua il rettore, «con quel meccanismo verrà assegnata una parte importante delle risorse statali agli atenei e il metodo con cui una porzione di docenti pisani ha condotto la contestazione per gli scatti stipendiali, di fatto astenendosi dalla Vqr, rischia di creare un danno economico a tutta la comunità universitaria». Augello parla dalla Sala dei Mappamondi, la stanza nobile di Palazzo alla Giornata. Lo fa alla vigilia della «Primavera dell’Università», la giornata di mobilitazione promossa dalla Crui (Conferenza dei rettori italiani) in programma lunedì. Obiettivo: «rilanciare il ruolo delle università e chiedere al governo di tornare ad investire su un settore strategico per il Paese».

Anche Pisa si popolerà di iniziative. In ogni dipartimento, tra le 9 e le 10, i docenti spiegheranno le motivazioni della mobilitazione richiamando il disagio che il sistema vive a causa dei tagli operati nell’era Gelmini-Tremonti (a Pisa, per effetto delle riforme del governo Berlusconi, sono mancati negli ultimi cinque anni 66,3 milioni rispetto ai finanziamenti del quinquennio precedente). Durante la mattinata ci sarà una diretta Twitter dal profilo dell’ateneo con interventi dei docenti. Ma è chiaro che in questi giorni il tema cruciale sia diventato proprio la Vqr. Entro il 14 marzo i prof italiani avrebbero dovuto caricare su un portale una selezione delle loro migliori pubblicazioni. Pisa ha fatto segnare un record di defezioni. È arrivato all’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca) solo il 77,1% dei lavori attesi, mentre in tutta Italia il tasso di partecipazione si è attestato sul 92%.

Molti degli atenei concorrenti - fra cui Firenze - hanno registrato adesioni sopra il 90%. Pisa, oltre al primato toscano nelle classifiche (era dodicesima nell’ultima edizione), potrebbe vedersi ridurre i finanziamenti. Per questo lunedì si terrà un Cda straordinario e per questo, fra gli appuntamenti, è prevista anche un’assemblea dei prof “ribelli” al Polo Fibonacci.

«Ho sempre detto che condivido le ragioni della protesta. Se non spiegata bene, può apparire una rivendicazione corporativa - dice Augello - in realtà si fonda sul riconoscimento di un disagio diffuso che attiene alla dignità degli universitari, unica categoria a cui si applichi ancora il blocco degli scatti di anzianità. Ma sulle modalità in cui è stata portata avanti la contestazione ho delle riserve. Se il ministero, come spero e ho chiesto, non prenderà provvedimenti, causerà danni all’ateneo. Se venissero a mancare risorse, questo deficit potrebbe impoverire la qualità dei servizi. Noi calcoliamo che l’università di Pisa possa perdere più di 4 milioni all’anno per il prossimo quadriennio, in tutto circa 20 milioni. Quest’anno grazie alla Vqr abbiamo assunto 23 ricercatori di tipo B, cioè con un contratto che prevede la stabilizzazione. Le proiezioni ci dicono che potremmo avere la possibilità di farne meno, solo 16».

In questi mesi lo scontro fra vertici di ateneo e prof ha subito un corso altalenante. In molti hanno interpretato come una forzatura la scelta di far approvare dal Cda una mozione che prevede la sospensione di investimenti e assunzioni. «Non c’è stato nessun ricatto - dice Augello - Ho agito come avrebbe agito un buon padre di famiglia, per tutelare un bilancio solido». È vero anche che in altri atenei i vertici hanno proceduto a un prelievo forzoso delle pubblicazioni, mentre a Pisa il rettore ha invitato i direttori di dipartimento a caricare di ufficio i lavori solo di chi non avesse presentato diffida. «Non mi pento di non aver fatto come a Firenze. Ma bisogna anche registrare un dato: il maggior tasso di boicottaggio si è registrato nelle università dove è in corso una competizione elettorale». In effetti - anche fra i dipartimenti - il boom di astensioni si è registrato nei dipartimenti che hanno espresso i candidati rettore. Insomma, se qualcuno ha provato a cavalcare l’onda dei prof “ribelli”, potrebbe aver sbagliato i conti.

Tafazziani? «Be’, questo lo dite voi. Certo, se i tagli dovessero arrivare non ricadrebbero certo sulla mia gestione ma su quella dei successori. Io non avevo nessun interesse in gioco - dice Augello - Io so di lasciare un bilancio sano e di aver gestito un ateneo che, nell’era dei tagli, ha saputo tenere di fronte alla perdita generalizzata di iscritti e ha assunto 600 nuovi docenti, mentre nello stesso periodo a Firenze ne sono stati assunti la metà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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