Sicurezza
Piscina abusiva, la proprietà: «La togliamo»
Lettera dei legali al Comune per annunciare la volontà di rimuovere il manufatto tra San Zeno e le mura
PISA. Più delle carte bollate potè il buon senso. Un barlume di ragionevolezza illumina la storia della piscina abusiva tra la chiesa di San Zeno e le mura e ne agevola le condizioni per una rimozione spontanea.
I legali della destinataria dell’ordinanza hanno scritto a Comune e Soprintendenza per annunciare la volontà della loro cliente di fare un passo indietro nella battaglia ingaggiata nei mesi scorsi.
La novità su uno dei più ostentati abusi edilizi della storia recente arriva da Palazzo Gambacorti. «La nostra assistita è intenzionata ad ottemperare al provvedimento relativamente alla piscina ed è a disposizione del Comune per stabilire tempi e modalità dell'esecuzione dei lavori» scrivono gli avvocati all’ente. Non solo. La proprietaria «è intenzionata a rimuovere anche le opere a questa connesse (i riporti di terra, il casotto in legno, la tubazione parzialmente interrata)».
Ordinanze firmate e ritirate, per una questione di proprietà incerta accertata dal catasto leopoldino (il terreno è dei privati e non del Comune), denunce alla Procura e indignazione pubblica da parte del sindaco Marco Filippeschi «abusivismo conclamato e di egoismo che offende la città». La storia si avvia a conclusione. Le ruspe arriveranno a togliere il rettangolo d’acqua (4x10 mt), ma non saranno mandate dal Comune.
Scoperto d’estate durante un sopralluogo per i progetti Piuss legati alle mura, quel manufatto aveva fatto sobbalzare i tecnici. Su Facebook poi le foto di bagni e selfie con la chiesa di San Zeno sullo sfondo aveva impresso un’accelerazione negli uffici di Palazzo Gambacorti alla decisione di rimediare a quello scempio a uso e consumo privato. E dire che dopo la diffida e l’ordinanza, la proprietà aveva risposto opponendosi e chiedendo al Tar di annullare il provvedimento di rimozione e ripristino. Un vicolo cieco senza appigli giuridici. Studiate le carte e valutati i possibili esiti di una causa dall’epilogo scontato, la difesa a oltranza della proprietà si è affievolita fino ad alzare bandiera bianca. E con la lettera degli avvocati inviata al Comune, il caso della piscina abusiva costruita tra due gioielli della storia pisana viaggia spedita verso l’archivio delle brutte storie da dimenticare.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
