Il dolore
Roberta Ragusa, annullato il proscioglimento di Logli: tornerà davanti a un giudice
La prima sezione penale della Cassazione accoglie i ricorsi di Procure e parti civili
PISA. Annullato il proscioglimento di Antonio Logli. Lo ha deciso la prima sezione penale della Cassazione alle 9,15 di venerdì 18 marzo. Logli dovrà tornare davanti a un giudice per esaminare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura per omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie, Roberta Ragusa.
Lo rende noto l'avvocato Nicodemo Gentile, parte civile nel processo per conto dell'associazione Penelope Italia. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Oscar Cedrangolo, aveva chiesto ai giudici della prima sezione penale della Suprema Corte di annullare il proscioglimento di Antonio Logli deciso dal Gup di Pisa il 6 marzo del 2015 nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa di Roberta Ragusa, moglie di Logli che è l'unico indagato in questa vicenda. Contro il proscioglimento di Logli avevano fatto ricorso alla Suprema Corte la Procura di Pisa e la Procura generale di Firenze e tre parti civili. Roberta Ragusa è scomparsa dall'abitazione familiare di San Giuliano Terme il 13 gennaio 2012.
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Inquirenti soddisfatti: vicenda da chiarire. La difesa: linea non cambia. Il verdetto della Suprema corte che ha annullato il proscioglimento di Antonio Logli soddisfa pienamente i carabinieri che hanno condotto le indagini. La scomparsa di Roberta Ragusa nel gennaio 2012, dicono, è "una vicenda in cui gli elementi raccolti e soprattutto quelli da chiarire sono troppi rispetto al totale silenzio dell'indagato". Poche parole dal difensore di Logli, Roberto Cavani: "È una sentenza che non cambia nulla rispetto alla nostra linea difensiva. Attendiamo di leggere le motivazioni della Cassazione per capire cosa abbia spinto i giudici a prendere questa decisione". L'avvocato Enrico Maria Gallinaro, che rappresenta le cugine romane di Ragusa, esprime "soddisfazione per il dispositivo che cassa il proscioglimento di Logli ma ora bisognerà attendere di leggere le motivazioni per capire l'orientamento dei giudici". "È un aspetto determinate - ha concluso il legale - perché quella sarà la chiave per aprire un nuovo procedimento e che indicherà al nuovo gup la strada da seguire".
L'associazione Penelope. "Siamo soddisfatti - ha commentato Nicodemo Gentile - perché si riapre la speranza di dare giustizia a Roberta". Il ricorso contro il proscioglimento di Antonio Logli, accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere per la scomparsa della moglie, era stato presentato anche dai familiari della donna, dalla procura di Pisa e dalla procura generale di Firenze. L'associazione Penelope Italia, parte civile nel processo, è nata nel 2002 su iniziativa di Gildo Claps fratello della giovane scomparsa a Potenza nel 1993 e il cui cadavere venne ritrovato nel sottotetto di una chiesa il 17 marzo nel 2010.
Il pm: siamo in grado di dimostrare la colpevolezza di Logli. "Siamo soddisfatti dell'accoglimento del nostro ricorso da parte della Cassazione e ora dovremo aspettare le motivazioni, che saranno depositate probabilmente entro 30 giorni, per capire quali sono le linee guida che detteranno la nuova azione del Gup". Lo ha detto il sostituto procuratore di Pisa Antonio Giaconi. "È presto per fare valutazioni - ha proseguito - ma riteniamo che i giudici abbiamo riscontrato un vizio di forma o di legittimità nel pronunciamento del gup, Giuseppe Laghezza, del marzo scorso, tale da giustificare l'annullamento di quella sentenza". Giaconi ha anche ipotizzato i tempi in cui potrebbe essere celebrata una nuova udienza preliminare davanti a un nuovo giudice che, se non vi saranno cambiamenti nell'organico pisano, sar Elsa Iadaresta, l'unica che non ha mai avuto a che fare con l'indagine finora: "Potrebbe essere fissata una nuova udienza preliminare già entro l'estate, ma non mi stupirei se invece avvenisse dopo la pausa estiva. Noi riteniamo di avere sufficienti elementi a disposizione per processare Logli davanti alla corte d'assise con una giuria popolare. Restiamo convinti della sua colpevolezza e vogliamo poterlo dimostrare nel corso di un dibattimento".
Il padre di Logli: "Dov'è Roberta? Vorrei saperlo anch'io". "Dov'è Roberta? Vorrei saperlo anch'io". Così il padre di Antonio Logli, Valdemaro, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento dopo la sentenza della Cassazione. "Non siamo preoccupati. La giustizia farà il suo corso", ha detto Valdemaro Logli nelle pochissime parole rivolte ai cronisti. Alla domanda su che fine avesse fatto la nuora Roberta Ragusa ha risposto: "Vorrei saperlo anch'io".
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Il ricorso della Procura. Il ricorso si basava su quattro pilastri. Le contestazioni riguardano l'eccesso di motivazioni del gup che sarebbe andato oltre la disamina richiesta in sede di udienza preliminare; non aver valutato in maniera approfondita una serie di elementi sostenuti dall'accusa anche a livello testimoniale; non aver chiarito su quali riscontri si possa sostenere che, pur in assenza del corpo, la donna possa considerarsi viva; aver ritenuto il processo incapace di poter aggiungere ulteriori elementi probatori. Anticipato giudizio di merito. Per la Procura il gup «ha esorbitato dai suoi poteri, procedendo ad una valutazione di merito del materiale probatorio acquisito e così esprimendo un giudizio di colpevolezza dell'imputato, anziché limitarsi a valutare se gli elementi acquisiti risultino insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio». Non solo. Per la Procura il giudice ha «omesso una valutazione globale del compendio indiziario, limitandosi ad un'analisi meramente parcellizzata e atomistica degli indizi, nonché omettendo, anche a causa di tale metodo errato, di verificare se le fonti di prova si prestassero a soluzioni alternative e aperte».
Il perno dell'accusa è Loris Gozi, il giostraio che sostiene di aver visto Logli in auto la notte tra il 13 e il 14 gennaio in via Gigli. Il gup non gli crede. La Procura argomenta così l'utilizzabilità del teste. «Quanto, per esempio, alla divergenza riguardante il tipo di auto vista dal Gozi ferma su via Gigli, inizialmente indicata dallo stesso in una Citroën C3 e, successivamente, in una Ford Sw con il Logli al posto guida, risulta come il Gozi ne abbia dato convincenti ed esaustive spiegazioni: egli fu indotto dalla moglie e da altri familiari a non rivelare agli inquirenti i fatti nella loro integralità, volendo evitare di rimanere coinvolti nella vicenda».
La fine di Roberta. Per la Procura Roberta è stata uccisa. Il gup sostiene che non ci sono le prove dimostrarlo, né che sia morta. «Se è impraticabile l'ipotesi alternativa dell'allontanamento volontario si legge nel testo - sono anche da scartare in radice le numerose segnalazioni dell'esistenza in vita della Ragusa».
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