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«Indagini avanti anche con Logli prosciolto»

«Indagini avanti anche con Logli prosciolto»

Parla il criminologo Gianfranco Marullo: gli inquirenti potranno seguire chi è sospettato aspettando un passo falso

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PISA. Accogliere o non accogliere? Questo il dilemma. Alla vigilia della pronuncia della Corte di Cassazione sui cinque ricorsi presentati da più parti (Procura Generale di Firenze, Procura di Pisa, parti civili) contro l’archiviazione del caso legato alla scomparsa di Roberta Ragusa, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 (la notte della tragedia della Concordia) si anima il dibattito su quale verdetto uscirà dai corridoi del “Palazzaccio” capitolino. Per provare a capirne qualcosa in più, abbiamo intervistato il professor Gianfranco Marullo, criminologo e docente al master di Scienze Forensi della Sapienza Università di Roma.

Professor Marullo, come andrà a finire questa vicenda? La Cassazione si pronuncerà per la riapertura delle indagini o confermerà la decisione del Gup?

«Intanto una precisazione doverosa: un ricorso in Cassazione non è giudicato tanto sui fatti tecnici, cioè prove o indizi, ma come, rispetto a quanto esposto dall’accusa, questo materiale sia ritenuto valido per una riapertura del caso».

Perché avviene questo?

«Perché la Cassazione non si interessa alla parte investigativa, ma si pronuncia in termini giuridici valutando se le richieste rispondono ai requisiti».

Quindi?

«Quindi non si può fare una previsione sicura, ma si può dire che se le richieste saranno ben motivate allora la Cassazione potrà decidere a loro favore. Altrimenti darà ragione a quanto stabilito dal giudice dell’udienza preliminare».

Rimanendo un attimo sulla controversia Procura/Gup, quest’ultimo può essere in disaccordo con un’inchiesta lunga tre anni e con più di diecimila atti all’attivo?

«Il Gup in questo caso ha fatto il giudice, esprimendo un parere da organo terzo che non ha avallato tout court le decisioni del pubblico ministero».

Al di là della difformità valutativa degli organi competenti, com’è possibile che un caso di cronaca come molti altri (sfondo familiare e un solo sospettato) abbia assunto le sembianze di un mistero senza fine?

«Qui si è partiti dal presupposto che la Ragusa non poteva abbandonare la famiglia (soprattutto i figli) così improvvisamente, quindi la sua sparizione era da ascriversi a qualche reato e il soggetto più sospettabile era il marito. Tesi legittima, ma il vero problema è che nei casi di sparizione di un adulto le indagini partono sempre lentamente, perdendo del tempo prezioso e la possibilità di raccogliere materiale probatorio più consistente. Di conseguenza, se non trovano elementi validi per un’accelerazione, possono durare anni, in molti casi purtroppo senza giungere a risultati certi».

Però qui abbiamo la testimonianza di un uomo che dice di aver visto Antonio Logli litigare in macchina con una donna proprio la sera della scomparsa della Ragusa...

«I sospetti, anche i più legittimi come in questo caso, non sono però prove. Anche le testimonianze non danno certezza di nulla. Sono contraddittorie o arrivano troppo tempo dopo».

Ma dunque è ipotizzabile che Roberta Ragusa si sia volutamente allontanata da casa in seguito ad un’amnesia provocata da una caduta in casa qualche giorno prima della scomparsa? Siccome però non ha dato più sue notizie da quattro anni, più che di amnesie dovremmo forse parlare di “buchi neri”...

«La perdita di memoria dopo un trauma ci sta: ne andrebbe valutata la gravità. Ma quello che purtroppo non si può sapere è cosa abbia fatto la Ragusa e dove possa essersi diretta in quello stato. Come in tanti altri casi, il punto è proprio questo: dove finiscono le persone che scompaiono? Nella mia esperienza di indagini difensive mi sono capitati vari casi di persone scomparse, di cui sicuramente qualcuna vittima di un atto criminale: solo che l’assenza del corpo ha complicato pesantemente le indagini e ha impedito di dare risposte certe, anche perché i sospetti non sempre si possono tradurre in prove valide in tribunale».

Invece, sul piano psicologico, com’è interpretabile la convivenza del marito con l’amante a pochi mesi dalla sparizione della moglie?

«Sembra che in molti fossero a conoscenza di questa relazione ancor prima della scomparsa della moglie, dunque è una situazione che aumenta i sospetti, ma che sul piano investigativo non aggiunge nulla di nuovo».

Alla luce della sua vasta esperienza sulla materia, che idea si è fatto della vicenda?

«In questi casi forse conviene far calmare le acque e continuare a seguire i sospetti che, sicuri di averla fatta franca, possono ad un certo punto finire per tradirsi. Per cui, pur nell’ipotesi di un proscioglimento, si può continuare a indagare».

Tommaso Nelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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