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Pisa

Fra gli “eroi” delle corsie in blackout digitale

Fra gli “eroi” delle corsie in blackout digitale

Viaggio al pronto soccorso nel giorno in cui si spengono i computer per “migrare” i sistemi informatici

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PISA. La sala di comando è in questa stanzetta con le porte arancioni. Qui arrivano le barelle con i pazienti trasportati dalle ambulanze, qui approdano i fogli con nome, cognome, data di nascita e patologia dichiarata dalla marea che si riversa ai box dell’accettazione, qui ogni tanto arriva Gianmarco Rollo, l’amministrativo a cui l’azienda ospedaliera e universitaria ha assegnato il ruolo di diga per i parenti dei malati.

Se c’è una cosa per cui il blackout ha trasformato l’ospedale, è questo vai e vieni di infermieri, medici, operatori sanitari da una corsia all’altra. Messaggi, risultati degli esami, richieste degli specialisti, semplici informazioni si consegnano di persona, a mano. «Prima di questo tuffo nel passato - dice Rollo - bastava un clic e sapevi dire alle persone dove avrebbero potuto trovare un cugino e un fratello, se in radiologia, se ancora in visita, se in attesa del ricovero in uno dei corridoi. Ora invece devo andare di là chiedere e tornare. È chiaro, i tempi si allungano».

Dalle 14.05 di ieri l’ospedale di Cisanello è piombato indietro di 30 anni. Il mondo contemporaneo riprenderà il suo corso regolare solo stamani alle 7. Niente più schede anagrafiche e anamnesi che saltano fuori digitando due tasti sul pc, niente più triage veloci e accettazioni lampo, niente più cartelle cliniche elettroniche, e soprattutto addio cervellone digitale che tiene il conto dei codici bianchi, azzurri, verdi, gialli e rossi. C’è stata un’unica mente ieri a governare i flussi in pronto soccorso durante il buco nero digitale organizzato per la “migrazione” dei sistemi operativi e dei database ordinata per uniformare in tutta la regione le procedure informatiche. E lo ha fatto alla vecchia maniera: carta, penna e memoria. «Non mi sono fatta prendere dal panico, ed è già qualcosa», dice Cristina Ballantini. Lei, all’idea che la carta dovesse tornare ad essere l’unica forma di controllo delle emergenze c’era in qualche modo preparata. «Ho 19 anni di esperienza in questo settore - racconta - Ma il primo impatto è stato brusco. Se prima bastava un secondo per assegnare un codice di priorità, in questo caso se ne va qualche minuto nella compilazione dei moduli, ma fortunatamente pazienti e parenti ci hanno capito». Hanno funzionato poco però gli appelli di questi giorni ad evitare il pronto soccorso pisano per casi lievi. «Be’ anche oggi - racconta fine giornata il primario Massimo Santini - il numero di accessi potrebbe attestarsi intorno a quello medio, sui 270-300 casi, ma se c’è un aspetto positivo è che ci ha permesso di tenerci in allenamento ed non percepire l’ansia da prestazione e la pressione che incutono gli schermi indicando quante persone restano in attesa». «Speriamo che non si ripeta, è stata una faticaccia - scherza Alessandro Cipriano, medico di 38 anni a cui ieri sono toccati tre codici rossi - Ma tutto sommato è stato un ottimo test. In caso di grandi emergenze i protocolli prevedono di abbandonare i sistemi digitali e tornare alla carta. Certo, l’ultima volta che avevo compilato un modulo a penna per ordinare una consulenza o un approfondimento diagnostico è stato il 2000, facevo esperienza da studente al Santa Chiara».

Ecco, in questo la giornata di ieri ha eletto un’eroina, si chiama Daria Bacchereti. Una delle infermiere giovani. Si è quasi slogata il polso a compilare moduli e schede nel box dell’accettazione, trascrivendo a mano patologie, malori, sintomi e ogni singola scheda anagrafica. «Ce l’ho fatta. Però ora basta, ridateci il computer, vi prego».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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