La manifestazione
Un assalto esplosivo bancomat devastato
Forziere fatto saltare col gas. Banditi in fuga con 40.000 euro
VECCHIANO. I danni si sommano al bottino in un assalto al bancomat che per la devastazione provocata non ha precedenti nella storia recente dei colpi in banca in provincia.
Hanno usato ossigeno e acetilene per la deflagrazione con cui è stata fatta saltare la cassa del bancomat alla filiale di via dell’Argine Vecchio a Vecchiano della Banca di Pisa e Fornacette. Dallo scoppio alla fuga non sono passati neanche trenta secondi. Il tempo utilizzato per caricare la refurtiva in macchina e scappare. L’esplosione è andata oltre la necessità di scardinare il forziere arrivando a danneggiare strutture e arredi della filiale. Una prima stima indica in circa 40.000 euro la somma portata via dai banditi, almeno tre, a bordo di una Polo grigia in fuga verso il centro del paese.
Lo scoppio. Sono le 3,22 di lunedì quando alla centrale radio della dell’istituto di vigilanza “Il Globo” scatta l’allarme. Sul posto arrivano le pattuglie delle guardie giurate e i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile. Due vetrate distrutte, il fumo ancora nell’aria e la cassa bancomat ridotta a brandelli. Per terra qualche banconota. Il passaggio dei ladri non poteva essere più invasivo. Anche troppo per il risultato a cui puntavano. Intorno alle 4 arriva anche la direttrice della filiale, Fleana Delli che chiede un servizio di piantonamento alla vigilanza fino alle 8,30.
La tecnica. Il metodo usato è collaudato da anni. Ma forse la miscela di ossigeno e acetilene inserita all'interno della cassetta metallica non è stata dosata al punto giusto. I guasti sono superiore all’obiettivo da raggiungere. La tecnica prevede l’uso di un trapano per praticare un foro vicino alla cassa continua dove viene inserito un tubicino di plastica che tocca la piastra metallica della cassetta del bancomat. Viene riempito il tubo di un miscela di ossigeno e acetilene usato per le saldature e si prepara l'innesco con fili elettrici sistemati all'altezza dello sportello. Nel giro di qualche minuto la miscela gassosa forma una camera di combustione che provoca lo scoppio.
I danni. Fleana Delli si aggira con gli impiegati tra i resti dell’esplosione. «Difficile fare stime – spiega –. Di sicuro i danni sono di gran lunga superiore al bottino. Sappiamo che erano in tre su una Polo fuggita verso Vecchiano. Un vicino li ha visti. Purtroppo per qualche giorno la filiale resterà chiusa».
Tecnici e operai ieri mattina erano già al lavoro per ripristinare ingressi e vetrate. Un conto oscillante, come minimo, dai 10.000 ai 20.000 euro. La cassa era stata caricata giovedì con 50.000 euro. Una somma ridotta dai prelievi fatti nel weekend quella trovata dai banditi che sono scesi dall’auto con guanti e cappucci in testa. Le immagini delle telecamere sono state acquisite dai carabinieri del nucleo operativo che con i colleghi della stazione di Migliarino hanno avviato i primi accertamenti sulla targa dell’auto tedesca. Uno dei residenti, risvegliato dall’esplosione, si è affacciato alla finestra e ha visto la macchina orientata in direzione del centro di Vecchiano e due persone impegnate a riempire i sacchi di banconote, quelle rimaste nel forziere fatto saltare e quelle finite a terra.
Le testimonianze. «Più che l’esplosione di una bomba il rumore è stato quello di uno scoppio tipico del gas – racconta uno dei vicini –. Poi ho sentito i vetri rotti e l’allarme. Dopo una ventina di secondi c’è stata la partenza di un’auto a fortissima velocità. Ho temuto che fosse successo qualcosa al mio camper dove ho delle bombole del gas. Sono uscito e ho visto cosa era successo». Un albanese abita sopra la banca. «Dopo il rumore mi sono affacciato finestra – spiega – e ho visto due persone belle grosse che stavano caricando dei sacchi nel bagagliaio della macchina. Sono stati velocissimi, poi sono fuggiti».
I precedenti. Tra carro attrezzi e gas, gli assalti recenti alle filiali della Banca di Pisa e Fornacette sono stati cinque: Cascina, sede centrale di Fornacette, Uliveto Terme, Le Querciole a Ghezzano e ieri mattina Vecchiano.
Pietro Barghigiani
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