La manifestazione
Caso Ragusa, Roberta scopre il tradimento e Antonio la uccide
L'accusa: quattro i motivi alla base del ricorso presentato dalla Procura di Pisa, pm Aldo Mantovani. Quattro pilastri che, nelle intenzioni dell'accusa, dovrebbero smontare il proscioglimento di Logli
PISA. Sono quattro i motivi alla base del ricorso presentato dalla Procura di Pisa, pm Aldo Mantovani. Quattro pilastri che, nelle intenzioni dell'accusa, dovrebbero smontare il proscioglimento di Logli.
I motivi del ricorso. Le contestazioni riguardano l'eccesso di motivazioni del gup che sarebbe andato oltre la disamina richiesta in sede di udienza preliminare; non aver valutato in maniera approfondita una serie di elementi sostenuti dall'accusa anche a livello testimoniale; non aver chiarito su quali riscontri si possa sostenere che, pur in assenza del corpo, la donna possa considerarsi viva; aver ritenuto il processo incapace di poter aggiungere ulteriori elementi probatori.
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Scoperto il tradimento. Nella ricostruzione della Procura non accolta dal Gup Laghezza viene descritto l’effetto scatenante che per l’accusa ebbe l’epilogo dell’omicidio. «In casa Logli, dove erano presenti il Logli, la Ragusa e i due figli, scoppiò una lite violentissima, verosimilmente causata dalla scoperta, da parte della Ragusa, dell'identità dell'amante del marito, Sara Calzolaio, baby sitter di famiglia. La lite fu di tale violenza da indurre la donna a fuggire di casa, a piedi verso via Gigli, così come si trovava vestita. Il Logli, uscì con la Ford Escort SW per raggiungerla, ma decise cambiare macchina, accorgendosi di essere stato visto da Loris Gozi. Riuscito con la Citroën C3, intercettò la moglie in via Gigli, dove, nonostante la resistenza della donna e le sue urla, la costrinse a salire in macchina. La donna per difendersi lasciò dei segni sul volto e sulle mani del Logli».
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Loris Gozi. Il giostraio sostiene di aver visto Logli in auto la notte tra il 13 e il 14 gennaio in via Gigli. Il gup non gli crede. La sua versione incastrerebbe Antonio che a suo dire il giorno dopo sarebbe andato solo a casa sua con la foto di Roberta per verificare, in realtà, se lo aveva riconosciuto. La Procura argomenta così l'utilizzabilità del teste: «Egli fu indotto dalla moglie e da altri familiari a non rivelare agli inquirenti i fatti nella loro integralità, volendo evitare di rimanere coinvolti nella vicenda».
La lite mortale. La Procura ipotizza anche quello che potrebbe essere successo dopo lo scontro fisico. «Dopo la lite di via Gigli, non si hanno più notizie, quantomeno dotate di una qualche, anche minima, affidabilità, dell'esistenza in vita di Roberta Ragusa – concludono gli inquirenti –. Inevitabile concludere che il Logli, dopo aver caricato in macchina la moglie, in diretta continuazione con quella condotta violenta iniziata a casa e proseguita in strada, l'abbia uccisa, occultandone poi il corpo nel corso della notte».
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