Sicurezza
Morta a tre anni dopo diarrea e febbre pediatra a processo
Il medico la visitò nel pomeriggio, la mattina dopo il decesso Sotto accusa valutazioni e terapie fatte seguire alla piccola
PISA. Due giorni di febbre, altissima. E una gastroenterite a indebolire quel corpicino già provato. Che la mattina del 18 febbraio 2011 si arrese per sempre.
Se la morte di una bimba di 3 anni sia stata una fatalità del destino o una negligenza medica lo stabilirà il processo a carico della pediatra di famiglia, Anna Brogna, 38 anni.
Era il medico che si prese cura di Cristiana Vesciano, di Castelnuovo Val di Cecina, la piccina che non arrivò a spegnere le tre candeline del compleanno previsto il 5 marzo.
Sotto processo per omicidio colposo è finita la dottoressa, che ora lavora sempre come pediatra in provincia di Siena, dopo aver svolto la sua attività dal 2009 al 2013 nell’ambito territoriale di Pomarance-Castelnuovo.
Il comportamento seguito dal medico, nei giorni precedenti il decesso della piccola, è al centro del dibattimento davanti al giudice Eugenia Mirani con pm, Sisto Restuccia.
Ad aprile ci sarà una nuova udienza per sentire tre testi dell’accusa e due della difesa per arrivare poi a settembre con la discussione e la sentenza.
È un processo doloroso, come può essere solo il ricordo della morte di una bimba di 3 anni che viene rivissuto nelle testimonianze di chi è chiamato a dare il proprio contributo per giungere al verdetto per una verità giudiziaria.
Cristiana morì nel letto dei suoi nonni dopo due giorni di febbre altissima e diarrea. Una tragedia indicibile per i genitori Marzio Vesciano e Ilenia Vichi, i quali pretesero una spiegazione a un epilogo senza ritorno per quella che era stata rappresentata dai medici come una forma influenzale. Forte quanto si vuole, ma senza quei sintomi da far temere l’irreparabile.
La temperatura era arrivata anche a 39 gradi. La gastroenterite aveva peggiorato il quadro clinico. L’imputata visitò Cristiana a domicilio il 17 febbraio alle 18,30. Le somministrò alcuni farmaci per ridurre la febbre e le fece bere per idratarla. Niente ricovero in ospedale dove, secondo l’accusa, una flebo e maggiori controlli avrebbero potuto cogliere in tempo e neutralizzare le cause che il mattino seguente portarono al decesso della bambina.
La prima telefonata al 118 arrivò alle 7,27 e l'ambulanza con il medico si presentò alle 7,38. Le condizioni erano talmente gravi che il personale sanitario intubò la piccina chiedendo l’intervento dell’elisoccorso Pegaso.
Il velivolo, partito da Grosseto, atterrò alle 8,25 e i tentativi di salvare Cristiana si rivelarono inutili dopo circa mezz’ora di rianimazione. Una tragedia per la famiglia che divenne lutto cittadino. Per chiarire cosa fosse successo, tra sorte crudele o sottovalutazione medica, i familiari chiamarono i carabinieri affidando a una denuncia la loro rabbia. Di qui l’inchiesta della Procura con l’autopsia e il rinvio a giudizio della pediatra. Tra il fato contro cui si può solo imprecare e l’errore umano da punire, con il peso delle consulenze che negli omicidi colposi svolgono un ruolo centrale, si celebra il processo alla dottoressa.
Al Tirreno la pediatra disse: «La bambina aveva una gastroenterite. Aveva avuto la febbre alta nel pomeriggio ma reagiva abbastanza bene, tanto che l'ho vista bere acqua e zucchero dal biberon. Mi ero raccomandata con la famiglia di portarla al pronto soccorso nel caso in cui avessero visto che le scariche di diarrea fossero frequenti. Mentre stavo per andare via aveva avuto un'altra scarica violenta, mi ero raccomandata anche con la mamma». Dopo 14 ore il decesso.
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