Sicurezza
«Fusioni dei Comuni ok ma senza forzature»
Il consigliere regionale (Pd): «Dopo il ridimensionamento delle Province il territorio fatica a riorganizzarsi: l’area costiera è dimensione strategica»
PISA. Un altro via libera alle fusioni dei Comuni dopo le soppressioni delle Province. Arriva da Andrea Pieroni, consigliere regionale (Pd) ed ex presidente della Provincia di Pisa.
Pieroni, cominciamo con una sua valutazione sull’esito delle primarie...
«Intanto voglio fare i complimenti ad Alessio Antonelli e a Massimiliano Angori per il successo ottenuto, insieme ad un sincero in bocca al lupo per la sfida più impegnativa: le elezioni di giugno. A Cascina dobbiamo evitare il ballottaggio, in tal caso infatti potrebbe ripetersi lo schema del “tutti contro il Pd”, che ha causato le sconfitte a Livorno, Arezzo ed in altre realtà. Ecco perché serve un Pd compatto ed una coalizione ampia e solida. Non servono proclami od ostracismi, tutti gli apporti sono necessari. Serve buon senso e capacità di coinvolgimento, oltre ad un programma chiaro e fondato su scelte qualificanti».
Da ex presidente della Provincia, la riforma degli enti porta vantaggi o svantaggi al territorio?
«Più che riforma, la legge avvia l’abolizione delle Province che sarà definitiva solo dopo il referendum sulle modifiche costituzionali in atto. Una legge, la Delrio, con limiti e lacune. Ma il dado è tratto. Dal primo gennaio la Regione si è ripresa tutte le funzioni delegate alle Province. Una scelta netta con situazioni ancora da assestare. C’è un territorio che fa fatica a riorganizzarsi: le Province sono ormai enti a fine corsa senza risorse, le unioni scricchiolano sotto i colpi di mini scissioni, i Comuni non ce la fanno a rispondere ai tanti bisogni aggravati dalla crisi. Ora serve un disegno chiaro e lucido per riorganizzare la rappresentanza territoriale. Un test importante sarà dato dalle nuove zone-distretto che saranno definite entro giugno su proposta dei sindaci per la gestione dei servizi socio-sanitari».
Via le Province, sì alle fusioni dei Comuni? Sì al Comune unico dell’area pisana?
«Le difficoltà delle Unioni rendono ineludibile il percorso verso le fusioni. Fondere i Comuni non significa cancellare identità, storia, cultura. Ci sono vantaggi concreti. Il gruppo regionale del Pd presenterà al consiglio del 15 marzo una risoluzione su questi temi. Certo, le fusioni non devono essere imposte, questa non è una battaglia. Servono percorsi di informazione e di partecipazione. La Toscana ha ora 279 Comuni, molti meno rispetto a regioni analoghe. In primavera si terrà il referendum per la fusione tra Riparbella e Castellina Marittima, se andrà bene la nostra provincia scenderà a 36 comuni».
E l’area pisana?
«Sono convinto si debba realizzare una sorta di area metropolitana costiera che metta in stretta relazione Pisa con Lucca e Livorno. Questa è la sfida strategica. In questo contesto vedo praticabile il percorso che porti ad un comune unico dell’area pisana. A due condizioni: che rimangano presidi istituzionali in ciascuno degli attuali comuni definendo meglio il concetto dei “municipi” e che anche il resto del territorio si organizzi su dimensioni molto più grandi di quelle degli attuali comuni. Serve un’ingegneria istituzionale intelligente e rispettosa, serve testa e non muscoli. Questo è il lavoro che faremo in Regione in questa legislatura».
Da componente della Commissione costa, come vede il rapporto tra Pisa e Firenze?
«Vedo una sana e positiva competizione tra realtà dotate di potenzialità ed eccellenze straordinarie che devono integrarsi di più. Pisa ha eccellenze assolute in diversi ambiti: ricerca e formazione, cultura, imprese innovative, infrastrutture. Ma vedo anche squilibri. La Commissione è nata proprio dalla presa d’atto di una Toscana a due velocità, con la costa che è rimasta un passo indietro rispetto al centro della Toscana. Questo gap deve essere colmato nell’interesse della Toscana tutta. Il presidente Rossi ha preso questo impegno. Se poi mi chiede una battuta, le dico che la differenza la fanno anche… i presidenti del consiglio. Ma è solo una battuta».
Di cosa ha bisogno il territorio pisano per stare al passo con lo sviluppo?
«C’è bisogno di cogliere di più i frutti dell’innovazione e della ricerca che si producono nelle prestigiose istituzioni accademiche e scientifiche. Far crescere le dimensioni aziendali rafforzandone la proiezione internazionale, potenziare le reti infrastrutturali ed immateriali per favorire le connessioni, la competitività e l’attrazione di investimenti produttivi. Serve un ulteriore scatto in avanti perché Pisa possa essere non solo la guida della Toscana costiera, ma soprattutto una delle aree nazionali che guarda al futuro».
Lei è amico di Enrico Letta: tornerà in primo piano nella scena politica italiana?
«Lo auspico. Enrico è una risorsa troppo preziosa per il Pd e per il Paese. È troppo giovane e competente per appendere le scarpe al chiodo della politica. Come capita a molti dei nostri giovani migliori, oggi è più apprezzato all’estero che in Italia. Ogni cosa, comunque, a suo tempo. Da persona seria ed intelligente, andando a Parigi a dirigere una prestigiosa Scuola di alta formazione, ha fatto la scelta migliore in questo momento. E poi, formando giovani ed intervenendo sui temi europei ed internazionali, rimane comunque nel dibattito politico».
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