Il Tirreno

Pisa

Sequestrata l’edicola era diventata un bar

Sequestrata l’edicola era diventata un bar

Sigilli dei vigili alla stazione: non vendeva giornali ma alimentari Multa da 5mila euro, ora il titolare rischia la chiusura definitiva

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PISA. «Scusi, mi da un Tirreno?». «No, mi dispiace. Tutto finito. Però se vuole può prendere un tramezzino. Oppure una Coca». Venga, venga pure, si faccia una patatina, magari prenda un caffè prima di salire sul treno e partire. Vorrebbe leggere un giornale? Ma no, non nutra la mente, rimpia piuttosto la pancia. “Giornali” era rimasto scritto soltanto sulle insegne azzurre, nella parte alta del chiosco. Un’edicola era ormai solo sulla carta, di fatto l’avevano trasformata in un bar.

Per questo i vigili urbani della sezione commercio coordinati dal vicecomandante Paolo Migliorini e dall'ispettore Luigi Tamburri ieri mattina hanno messo i sigilli al chiosco che si trova sul binario 8 della stazione centrale di Pisa. Il titolare aveva ricevuto dal Comune l'autorizzazione per vendere giornali e periodici nel 2013, ma in realtà da qualche tempo faceva tutt'altro.

A guardare le fotografie scattate dagli agenti in borghese della polizia municipale, intervenuti dopo le segnalazioni della Polizia ferroviaria, non sembrano esserci dubbi: di edicola il chiosco non aveva più nulla, di giornali neanche l’ombra. L’attività era stata trasformata in un negozietto di alimentari vista binari. La banchina è quella frequentata soprattutto dai pendolari in partenza o in arrivo da Firenze. Molto più conveniente, per il commerciante, dedicarsi al settore alimentare evidentemente che non alla vendita di quotidiani.

Del resto, l’edicola non esisteva davvero più. Piano piano si era svestita. Era diventata un casottino senza i colori e i titoli delle riviste specializzate, senza più quotidiani disposti ordinatamente sull’espositore ogni mattina. Era piuttosto diventata una vetrina, un piccolo ristoro sui binari che offriva ai viaggiatori la possibilità di prendere qualcosa da mangiare o da bere senza allontanarsi troppo dalle banchine di partenza, soprattutto per chi aveva coincidenze a pochi minuti dalla prima discesa. Così, nelle ceste, al posto dei libri tascabili, da un po’ di tempo sono comparsi sacchetti di patatine e cracker. Gli scaffali si erano diventati di tramezzini, snack e bibite. E ovviamente di gadget e Torri in miniatura. Adesso il titolare dovrà sborsare 5000 euro per saldare la multa, ma rischia anche di perdere la licenza. Il fascicolo per l’irregolarità amministrativa passerà in mano al dirigente comunale delle attività produttive, che potrebbe commutare il sequestro in un decreto di chiusura definitiva.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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