Il Tirreno

Pisa

«L’unione dei Comuni è una strada obbligata»

di Francesco Loi
«L’unione dei Comuni è una strada obbligata»

Il consigliere regionale Mazzeo: «Nuovi assetti dopo le Province». Il caso Valdera

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PISA. «Quella del riassetto istituzionale è una sfida che dobbiamo giocare a tutti i livelli. La Toscana, per crescere, deve sviluppare il suo asse centrale tra Firenze, Pisa e la costa, e in questo scenario la Valdera deve avere un ruolo centrale sia a livello geografico sia a livello di pianificazione strategica, economica e produttiva. Per fare questo, la strada non può che essere quella di unire il più possibile forze e risorse».

Antonio Mazzeo, consigliere regionale e vicesegretario regionale del Pd, su questo tema non ha dubbi e ha già detto a più riprese che il suo partito vorrà stare in prima fila. Come per il comune unico da 200.000 persone dell’Area Pisana (Calci, Cascina, Pisa, San Giuliano, Vecchiano e Vicopisano).

Mazzeo, conferma questa impostazione?

«Assolutamente si. Siamo di fronte ad un profondo cambiamento a tutti i livelli istituzionali figlio delle riforme costituzionali che aspettavamo da 30 anni. L’abolizione delle Province e la creazione delle città metropolitane è stato il primo passo e ora bisogna ripensare a quale organizzazione dare ai territori per rispondere alle sfide del futuro, a partire dalla prospettiva di valutare la creazione di un comune unico dell’Area Pisana. L'obiettivo è efficientare il sistema raggiungendo dimensioni ottimali e migliorando livello e qualità dei servizi offerti ai cittadini».

Ma c’è chi, come nel caso dell’Unione comunale della Valdera, vorrebbe fare il passo inverso ed uscire da quella esperienza...

«L’Unione della Valdera, quando è nata, ha rappresentato un modello innovativo per tutta la Toscana, ma è innegabile che il quadro di riferimento degli enti locali nel 2008 fosse profondamente diverso da quello di oggi. Negli anni è prevalsa la logica dell’immobilismo da parte di chi, soprattutto nel gruppo dirigente degli scorsi anni, ha difeso un sistema come se fosse un dogma invece di pensare ad innovarlo. Non affrontare con decisione le problematiche dei comuni sotto i 5.000 abitanti, che sono obbligati ad associare le principali funzioni fondamentali e che oggi manifestano il proprio malessere, è stato un errore».

Pensa che tutto sia dovuto a resistenze campanilistiche?

«Da ingegnere cito Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Ecco, ora più che terminare l’esperienza dell’Unione serve rilanciarla mettendo in piedi un nuovo modello organizzativo che intercetti davvero i bisogni dei cittadini. Senza tensioni campanilistiche e con lo sguardo rivolto al futuro. Pensando a costruire un sistema di relazioni e di governo che consenta al territorio della Valdera di attirare nuovi investimenti e competere con gli altri territori della Toscana».

Quale potrebbe essere secondo lei questo nuovo modello organizzativo?

«In queste settimane con il segretario provinciale Alessio Lari e l’assessore regionale Vittorio Bugli abbiamo pensato ad un modello in cui, ferma restando l’Unione, si creino almeno due poli sottostanti così che le funzioni attribuite all’unione siano esercitate per sottoambiti e che l’adozione degli atti amministrativi (sempre adottati come unione) sia attribuita ad uffici articolati sul territorio. Potremmo immaginarne, per esempio, almeno uno nell’area Pontedera-Ponsacco ed uno a Peccioli».

Nel dettaglio, come si esplicherebbe questo modello nei vari settori di competenza, che potrebbe essere di esempio anche per altre realtà con problematiche simili?

«Ad esempio associando i servizi per aree omogenee a prescindere dal numero degli abitanti. Dovremmo poi prevedere sistemi perequativi per redistribuire la ricchezza tra comuni più o meno avvantaggiati, per stabilire il principio della pari dignità sociale di tutti i cittadini della Valdera. Altro tema è quello del trasporto: il futuro passa dall’integrazione tra ferro e gomma e da un sistema di parcheggi scambiatori diffusi nell’ottica di costruire una mobilità alternativa e sostenibile. Infine il settore dell’innovazione: in Commissione Costa il professor Paolo Dario ci ha illustrato tre proposte per cambiare il modello di sviluppo. Tra queste c’era l’economia circolare (riuso, ambiente e innovazione) e la Valdera è una zona che, insieme a Piombino, può candidarsi a diventare un modello di riferimento regionale».

E se questa strada non fosse praticabile?

«So che ci sono alcuni comuni che hanno scritto una lettera in cui manifestano delle criticità relative alla permanenza nell’Unione. Continueremo a confrontarci con loro e li incontreremo di nuovo perché la loro voce va ascoltata e vanno capite nel dettaglio le loro istanze. Se dovesse concretizzarsi l’ipotesi di nascita di una seconda unione, che immagino comunque finalizzata alla creazione di un Comune unico, servirebbe un coordinamento che, su alcune materie, abbia il compito di fare da raccordo e impostare politiche comuni e non contraddittorie. Tanto maggiore è l’unità di intenti di un territorio tanto più è semplice presentare progetti. Quando abbiamo fatto sistema, ai vari livelli, i risultati sono sempre arrivati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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