Gioco
Gru bloccata in piazza ora la società è fallita
Un problema in più per i proprietari degli appartamenti
PISA. La gru in piazza Sant’Omobono è il simbolo del cantiere aperto ormai da qualche anno per la ristrutturazione del palazzo di quattro piani (per una superficie di oltre 4mila metri quadrati prosecuzione dell’Hotel Victoria). Simbolo di una vicenda che nei giorni scorsi ha visto un clamoroso colpo di scena. La ditta proprietaria dello stabile e incaricata dell’intervento di ristrutturazione, la Immobiliare Porton Rosso, è stata dichiarata fallita il 26 febbraio. Una notizia che non ha certamente colto di sorpresa, visto che il cantiere era fermo da tempo e questo nonostante le rassicurazioni dei tecnici che addirittura avevano dichiarato in passato che a settembre 2011 gli appartamenti sarebbero stati consegnati: 25 unità immobiliari a destinazione residenziale ed a piano terra almeno una decina di fondi commerciali tra i vicoli del Porton Rosso, via Domenico Cavalca e vicolo del Vigna.
Una vicenda che ora si sviluppa su due fronti ben distinti. Il primo riguarda coloro che hanno acquistato gli appartamenti (alcuni già con il rogito in mano, ma la maggioranza solo con il preliminare) ed anche i fondi commerciali che si affacciano su piazza Sant’Omobono, che quindi rischiano di dover pagare ancora se vogliono entrare nelle loro proprietà. Tutto questo quando la soluzione sembrava a portata di mano dopo anni di incertezze. Il 90% del lavoro risulta infatti concluso; addirittura alcuni appartamenti sono pronti per la consegna. Si parla di una cifra intorno ai 450.000 euro necessaria per portare a termine l’opera, con i proprietari ed una banca (quella che vanta il maggior credito nei confronti della ditta fallita) che avevano anche trovato un accordo di massima per chiudere la vicenda e riuscire a consegnare l’immobile per giugno. Un accordo di massima anche con il Comune e qualche creditore, vanificato però dal giudice che ha dichiarato il fallimento.
Sull’altro fronte c’è il Comune che si sta muovendo, da una parte, per riscuotere ancora i soldi dell’occupazione del suolo pubblico del cantiere mai pagati (una cifra di poco inferiore ai 200.000 euro) e occuparsi della gru e della sua eventuale messa in sicurezza. «Il Comune continua le operazioni antidegrado nei confronti dei cantieri privati abbandonati in città. Luoghi dove è facile che trovino rifugio sbandati o peggio malavitosi - scrive in una nota Palazzo Gambacorti -. Adesso è la volta della società Porton Rosso, dichiarata fallita». Già prima del fallimento l’amministrazione comunale aveva comunicato alla proprietà l’avviso di accertamento per «occupazione di suolo pubblico», riferita soprattutto al posizionamento della grande gru, per circa 200.000 euro; contestualmente fu effettuato anche l’avviso di accertamento riguardo il pagamento di Ici e Imu, per circa 190.000 euro, ai quali si erano aggiunti 155.000 euro per opere di urbanizzazione mai realizzate ne pagate.
«Il 21 gennaio 2016 l’ufficio comunale competente ha chiarito che, senza pagamento degli oneri, nessuna ripresa dei lavori (completati al 90%) sarà possibile - si legge ancora nella nota del Comune -. In parole povere: chi comprerà il bene al fallimento, non ha nessuna possibilità di terminare i lavori senza prima aver pagato gli oneri di urbanizzazione». Riguardo allo smontaggio della gru, per la quale il sopralluogo dei vigili del fuoco ha stabilito la non pericolosità, come nel caso della gru dei lavori interrotti a Tirrenia o come per i ponteggi di palazzo Boyle, è stata fatta istanza al curatore fallimentare per una rapida rimozione.
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