Il dolore
Case a Sant’Ermete, demolizione a giugno
Zambito: «Fra poco ripartono i lavori per gli alloggi popolari». Ma gli uffici ad Apes: «Troppe varianti ai piani iniziali»
PISA. A Sant’Ermete torneranno le ruspe. E non è una cattiva notizia. Stanno per sbloccarsi i cantieri di uno dei progetti più importanti per la storia dell’edilizia popolare pisana degli ultimi cinquant’anni. Dopo ritardi e intoppi, «a giugno ripartiranno le demolizioni dei vecchi edifici e sarà possibile bandire la gara d’appalto per dare il via alla costruzione dei nuovi alloggi», dice l’assessore all’urbanistica Ylenia Zambito.
Il progetto di riqualificazione per il quartiere a sud est della città era stato presentato dalla giunta di Marco Filippeschi a luglio 2013. Al posto dei 216 appartamenti racchiusi in palazzi ormai pieni di acciacchi e ormai minati da incuria e cattiva manutenzione, l’intero isolato dovrebbe ospitare 256 nuove abitazioni. Dai vecchi 18 edifici si passerà a 7 case moderne, concepite con criteri di architettura sostenibile ed efficienza energetica. Costo dell’operazione 20 milioni di euro, di cui 15 finanziati dalla Regione e 5 dallo Stato. Un’opera da realizzare a fasi. I primi 48 alloggi sono stati consegnati alle famiglie ad aprile scorso, con quasi un anno di ritardo sulle tappe previste dal cronoprogramma. Dopo il trasloco in questi primi alloggi “volano”, Apes avrebbe dovuto procedere all’abbattimento di ciò che restava e poi avviare la ricostruzione. «Alcuni intoppi, inutile negarlo, ci sono stati. Ma non sono da attribuire solo alla partecipata del Comune», dice Zambito.
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A rallentare la realizzazione del masterplan sarebbero stati anche i ritardi in alcune opere preliminari di cui dovevano occuparsi i gestori delle reti energetiche e idriche: tubazioni di gas e acqua e cavi elettrici vanno isolati per evitare che le ruspe inneschino un blackout nel quartiere. Acque spa e Eni hanno completato i loro interventi, manca Enel, a cui Apes doveva preparare il campo con alcuni scavi. Adesso ci siamo e la società avrà 60 giorni di tempo, poi i caterpillar entreranno in azione. Ma non è detto che poi i cantieri procedano spediti. Quattro giorni fa, gli uffici comunali hanno stoppato alcune modifiche ai progetti iniziali presentati da Apes. L’azienda diretta da Giorgio Federici - secondo quanto scrive Antonella Meini, dirigente dell’ufficio Infrastrutture, in una lettera di risposta alle ipotesi di varianti - ha riprogrammato alcune opere di urbanizzazione che «non sono accettabili». Non può esserlo, ad esempio, il centro servizi perché Apes non ha presentato nessuna «tavola grafica o particolare descrittivo» che «consenta una valutazione tecnica» e soprattutto giustifichi una spesa di 182 mila euro. Né sono giustificati i 34 mila euro previsti per la sistemazione del parcheggio di via Putignano, peraltro incompatibile con il progetto di origine.
Ci sono vialetti, percorsi pedonali su via De Boni, ripavimentazioni di marciapiedi su via Emilia, il restauro di monumento in via Socci che non erano nei piani, mentre lo era una piattaforma per la raccolta rifiuti che invece è sparita dai programmi. E ci sono soprattutto moltissimi piccoli interventi di manutenzione, anche fuori dal raggio dell’area di costruzione delle nuove case popolari, ritenuti inutili. Le varianti verranno ridiscusse in una riunione giovedì con assessori e uffici coinvolti, ma per Federico Giusti, rsu dei Cobas a Palazzo Gambacorti, hanno un senso preciso: «Non servono alle famiglie delle case popolari ma a placare i residenti, sempre più insoddisfatti delle politiche del Pd».
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