Finanza
Truffa e peculato, medico sotto processo
Neurochirurgo accusato di fare visite private non autorizzate e di essersi tenuto parte dei compensi da versare all’ospedale
PISA. Neurochirurgo di Cisanello rinviato a giudizio per truffa e peculato con una condanna già definita in primo grado della Corte dei conti.
Il medico, Vitale Ravelli, 64 anni, di Pisa, difeso dall’avvocato Mannocci ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato (riduzione di un terzo della pena in caso di condanna e possibilità di fare appello) davanti al Gup, Elsa Iadaresta (pm Flavia Alemi). L’ospedale si è costituito parte civile con l’avvocato Carla Fiaschi.
I tre filoni. Sono tre i filoni in contestazione al professionista nei confronti del quale la magistratura contabile si è già espressa con una sentenza di colpevolezza per danno erariale sequestrandogli 103.000 euro (l’ospedale sta procedendo alla confisca) e fissando a 84.939 euro l’importo da versare all’Aoup come risarcimento.
L’inchiesta della Guardia di finanza ha messo in fila una serie di condotte ritenute irregolari in capo a Ravelli nei suoi rapporti con la professione privata. Il medico è accusato di aver effettuato visite private senza autorizzazione, di aver svolto attività non prevista di consulente per le assicurazioni e nei Tribunali e di essersi trattenuto parte dei compensi avuti dai pazienti che avrebbe, invece, dovuto girare all'azienda ospedaliera. Alle ipotesi di truffa e peculato, i finanzieri sono arrivati indagando nell'ambito di un'operazione denominata "Intramoenia" finalizzata a scoprire eventuali violazioni nei rapporti di esclusiva tra medici e sistema sanitario nazionale.
Gli studi privati. I finanzieri hanno ricostruito nell'informativa alla base del processo il volume d'affari derivato dalle visite specialistiche «effettuate in assenza di autorizzazione, e comunque non autorizzabili» negli studi medici privati "Galeno" di Castelfranco di Sotto dal 2008 al 2011 e "Salus" di Lucca dal 2008 al 2009. L'importo contestato è di 134.316 euro. A queste vanno poi aggiunte le visite specialistiche con esame di documentazione e relazione ad uso medico-legale e prestazioni professionali in qualità di Ctu nei Tribunali civili «effettuate in assenza di autorizzazione, e comunque non autorizzabili, con un volume d'affari pari a complessivi euro 45.318 euro» ricordano i giudici contabili.
Le assenze. «Si rendeva inoltre protagonista di indebite assenze dal servizio, negli orari di lavoro previsti, in undici date ricomprese tra il 2008 e il 2011 effettuando visite presso strutture private convenzionate nonché presso lo studio medico Galeno a Castelfranco di Sotto, percependo la somma di euro 1.116,84 corrispondente alla quota oraria stipendiale corrisposta indebitamente dalla Aoup per attività non prestata - si legge nella sentenza della Corte dei conti -. Si faceva corrispondere personalmente i proventi delle visite mediche specialistiche svolte e anche quelle finalizzate alle prestazioni di consulenza medico legale effettuate, servendosi pure delle strutture aziendali, nell'ambito dell'attività libero professionale intramoenia, omettendo di versare la percentuale spettante all'Azienda Ospedaliera Pisana stabilita nella misura del 18%, appropriandosene, per un importo complessivo di euro 8.147,31 corrispondente al 18% del reddito complessivo di euro 45.318».
Violata esclusiva. Secondo la Corte dei conti il medico ha violato il rapporto di esclusiva dimostrando con le sue azioni «la volontaria inosservanza degli obblighi di servizio correlati all'esclusività del rapporto di lavoro, da cui deriva la qualificazione della condotta come dolosa, resa palese ed ostensiva dalla mancata comunicazione all'Azienda dell'apertura di una partita Iva e dalla mancata richiesta di autorizzazione. Il Ravelli dunque non ha svolto attività libero professionale autorizzata, bensì ha esercitato, in condizioni di incompatibilità assoluta, una attività libero-professionale continuativa, come tale vietata dalla legislazione primaria».
Prossima udienza a ottobre con l’esame dell’imputato che ha citato come teste a difesa l’ex direttore generale dell’Aoup, Vairo Contini.
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