Finanza
Scontri per la casa, due “Daspo di piazza”
Provvedimenti della questura dopo i tafferugli di novembre in Comune. La replica: «È una vendetta»
PISA. Dopo quelli per la manifestazione contro la Lega Nord arrivano i Daspo di piazza anche per la contestazione che, la sera prima dell’annunciato e mai avvenuto comizio di Matteo Salvini del 14 novembre, fu inscenata davanti e dentro Palazzo Gambacorti.
Due persone hanno ricevuto dalla questura la comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo che si concluderà con il divieto di accesso ai luoghi di dove si svolgono manifestazioni sportive, Arena Garibaldi compresa.
Quello stadio di cui, secondo la questura, i due «sono assidui frequentatori della Curva Nord quali sostenitori della squadra del Pisa Calcio». I destinatari hanno quindici giorni di tempo per presentare memorie scritte o documenti.
Erano sei per gli scontri sui lungarni il 14 novembre, sono due quelli che, la sera del 13 in piazza XX Settembre nella manifestazione per il diritto alla casa, per la polizia istigavano a delinquere e favorivano gli scontri con i poliziotti (tre i contusi). La questura, seguendo l’esempio di altre città, ha iniziato ad applicare le modifiche previste dalla legge 146 del 17 ottobre 2014. Tradotto: si può estendere il Daspo anche per episodi che niente hanno a che vedere con lo sport. Le ultime notifiche, che portano a otto i destinatari del provvedimento di divieto di accesso negli stadi, vengono respinte dal Comitato "No Daspo di piazza". «Particolarmente grave è il pretesto utilizzato: si accusano due persone di "istigazione a delinquere" per aver parlato al megafono durante la manifestazione – si legge in una nota –. Due provvedimenti che hanno il sapore della vendetta, perché, dopo le sei notifiche di gennaio, molte erano state le iniziative del comitato "No Daspo di piazza" e tantissima l'attenzione e la solidarietà raccolta in tutta Italia. Dalla contestazione a un partito politico a un corteo contro gli sfratti. Il risultato è il divieto di entrare all’Arena Garibaldi. «Se non ci opponiamo a questa assurda legge – conclude il comitato – qualsiasi manifestazione potrebbe essere usata a pretesto per emanare nuovi provvedimenti e limitare la nostra libertà. Ora più che mai, è necessario continuare con determinazione questa lotta». (p.b.)
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