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Normale e Sant’Anna nella top 100 d’Europa

Normale e Sant’Anna nella top 100 d’Europa

Il rettore Perata: «Competitivi ma senza fondi». E Rossi a Renzi: «Basta annunci, finanzia la ricerca»

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PISA. Sono gli unici due atenei italiani finiti fra le top100 della nuova classifica delle migliori duecento università in Europa, la prestigiosa “The” (Times Higher Education), che si dedica alla valutazione periodica delle istituzioni mondiali, con focus dedicati ai vari continenti o a particolari tipologie di università. Solo loro, sempre loro. Le eccellenze toscane, anzi pisane. La Normale e il Sant’Anna. Ormai è diventata una spilla da appuntare sul petto del sistema universitario italiano ma è anche una puntura di spillo che ogni volta ricorda a quel sistema le sue occasioni mancate. Normale e Sant’Anna si piazzano rispettivamente in 50esima e in 90esima posizione. Sul podio europeo si conferma il tris inglese di Oxford, Cambridge, Imperiale College di Londra. L’Italia guadagna posizioni e riesce a “quotare” altre 17 istituzioni tra la 101esima e la 200esima, ma, escluse le due pisane, non figura mai fra le migliori 100. Le classifiche globali delle università sono numerose, ma quella della rivista inglese Times Higher Education è considerata una delle più attendibili, per la severità dei criteri di valutazione. Per stilarle, “The” prende in considerazione 13 indicatori di prestazione fra cui pubblicazioni, ricerca, formazione, trasferimento tecnologico, brevetti ecc. «È per noi motivo di grande soddisfazione rilevare l'ottimo posizionamento nella top100 – dice il rettore del Sant’Anna, Pierdomenico Perata – Nonostante le piccole dimensioni, dimostriamo di poter ben competere con le migliori altre università europee. Unico dispiacere deriva dal perdurare di un finanziamento del sistema universitario inadeguato al potenziale dei nostri ricercatori». Un messaggio al governo Renzi che ieri ha voluto mandare anche il governatore Enrico Rossi: «Il prestigio e la buona reputazione di Normale e Sant’Anna non devono celare i problemi legati all'inadeguatezza e alla scarsità del finanziamento universitario in Italia. Ben al di sotto del potenziale del nostro capitale umano e della qualità dei nostri ricercatori. Come Regione facciamo tutti gli sforzi, oltre il possibile. Ci aspettiamo a questo punto - dice Rossi - che altrettanto faccia il governo. Al di là di tanti discorsi e annunci investire in ricerca e capitale umano è l'unica leva per far ripartire l'Italia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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