Il dolore
Medicina, dopo il flop la facoltà vuole il rettore
La bocciatura del Censis convince una fronda di primari a chiedere una candidatura. Filipponi: «Augello senza scuse». Ma Zucchi si sfila: «Diamo un programma a chi corre»
PISA. «Purtroppo la crisi è in corso da tempo. E se il Censis posiziona Pisa al 26esimo posto su 37 facoltà di medicina italiane non possiamo stupirci. Gli ultimi sei anni sono stati un disastro, e questi risultati sono da addebitare senza dubbio alla gestione fallimentare di Massimo Augello». Questa volta nessuna ambiguità, addio alle parole felpate e al fair play accademico. Il professor Franco Filipponi non potrebbe essere più netto. Per il direttore del Centro trapianti di fegato a Cisanello, quest’anno balzato con la sua équipe in vetta alle classifiche delle eccellenze nazionali, non ci sono dubbi: la bocciatura decretata dal rapporto Censis per la qualità della didattica a Medicina ha un nome e un cognome, quello del rettore uscente.
Troppi iscritti e laureati fuori corso? Pochi Erasmus, stranieri e corsi in lingua inglese? Colpa di ritardi e inerzia. «Il rettore non ha scuse - dice - Da tempo molti primari gli formulano proposte per migliorare la didattica e organizzare meglio i tre dipartimenti nati dopo la riforma Gelmini, ma lui non ci ha mai voluto ascoltare». Per questo - dice - adesso è venuto il momento che i camici bianchi «si compattino e per trovare un candidato con cui correre alla successione».
Non è l’unico primario a pensarla così. Anzi. Anche se quella classifica non convince quasi nessuno. «Un alto numero di fuori corso - spiega Michele Lisanti, professore e primario di Ortopedia - è indice di docenti esigenti e corsi molto selettivi. Insomma, gli esami noi non li regaliamo a nessuno». Senza contare che molte università, dopo un certo numero di anni di inattività, cancellano gli studenti-lumaca, mentre Pisa tiene in vita le carriere universitarie anche di chi ormai ha abbandonato da anni. «Certo sui corsi in lingua siamo un po’ in ritardo, forse il rettore si è distratto», aggiunge ironico il prof.
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C’è un nome su cui molti primari vorrebbero puntare per dare corpo all’insofferenza cresciuta nei confronti della politica accentratrice di Augello, ed è quello di Riccardo Zucchi, biochimico diventato direttore del dipartimento di Patologia chirurgica, medica e molecolare dell’area critica. Il suo profilo - sono convinti i “frondisti” - sarebbe quello giusto per restituire autonomia ai dipartimenti e alle singole aree disciplinari, capace di catalizzare un consenso anche fuori dalla facoltà e soprattutto di far valere con l’Azienda ospedaliero-universitaria le istanze degli accademici in una fase di cambiamenti come quella appena aperta dalla riforma del sistema sanitario regionale.
Ma Zucchi per ora si sfila: «No, non ho intenzione di candidarmi, credo che Medicina non abbia bisogno di un candidato ma di un programma, e debba presentarlo ai candidati in corsa». Anche per lui i dati Censis vanno «presi con le molle» visto che su molti altri fronti «Pisa è fra le prime, ad esempio terza nella ricerca per lo stesso istituto». Inoltre, non può essere un caso che il 30% degli iscritti provenga da fuori regione. «Segno evidente che siamo attrattivi». «Se può consolare - dice Giulio Guido, direttore del dipartimento di Ricerca e delle nuove tecnologie in Medicina e chirurgia - prima di Augello eravamo addirittura sotto il 26esimo posto. La vera emergenza è l’assenza di una facoltà. Per questo va creata la Scuola. La prevedeva la riforma Gelmini ma finora non si è voluto farla nascere».
«Come potrebbe Pisa avere una sanità di eccellenza nazionale e mondiale se non avesse un ottimo vivaio?» chiede Paolo Vitti, primario dell’Endocrinologia a Cisanello, un settore da poco eletto migliore al mondo. «Le classifiche - dice Stefano Taddei, primario di Medicina Interna - non sono una bandiera per giudicare il passato. Non esiste candidato rettore che non voglia migliorare l’università». «Guai a volere un candidato per coltivare il proprio orticello - avverte la psichiatra Liliana Dell’Osso - Un rettore deve puntare al bene di tutto l’ateneo».
E allora, esprimere o no un candidato per Palazzo alla Giornata? Brucia ancora la sconfitta, per un pugno di voti, del superchirurgo Paolo Miccoli sei anni fa. «L’importante - dice Vitti - è non dividersi».
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