Il Tirreno

Pisa

Le visite dei cani ai detenuti diventano una mostra di foto

Le visite dei cani ai detenuti diventano una mostra di foto

Negli scatti le sensazioni dell'incontro con gli animali: è il progetto di pet therapy che si fa in carcere al don Bosco

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PISA. «Quando vengono qui i cani, mi sento libero. Portano movimento, affetto, gioia». Sono le stesse sensazioni che si ritrovano nelle foto della mostra "Cani dentro" quelle sintetizzate da uno dei detenuti della casa circondariale Don Bosco, Renzo Contini.

Scatti rubati a cani e padroni mentre si abbracciano, giocano, si stendono insieme sul pavimento della sala polivalente del carcere pisano, dove da ormai tre anni e mezzo si tiene il progetto di pet therapy organizzato dall'associazione Do Re Miao! di Livorno, un programma di attività assistite dagli animali che permette ai detenuti di incontrare periodicamente non solo i cani dell'associazione, ma anche i propri: «Un fatto eccezionale in Italia» secondo il funzionario giuridico pedagogico del Don Bosco, Alessandra Truscello, «che riconosce l'animale domestico come un membro della famiglia». «Questo percorso ha avuto un grande significato per gli uomini e le donne reclusi - ha spiegato la presidente dell'associazione Do Re Miao!, Barbara Bellettini - tanto da suggerirci l'idea di una mostra che raccontasse attraverso foto e parole le sensazioni provate in occasione degli incontri settimanali».

Questa, presentata alla città lo scorso 7 febbraio nel salone della Stazione Leopolda, è stata allestita ieri mattina anche all'interno della casa circondariale di Pisa, dove rimarrà alla vista dei detenuti per circa una settimana. In occasione dell'inaugurazione, i partecipanti hanno letto un discorso di ringraziamento rivolto ai membri dell'associazione e ai dirigenti del Don Bosco, testimonianza di quanto abbiano apprezzato il percorso fatto insieme ai loro amici a quattro zampe.

«Sono in carcere da molti anni - racconta Giuseppe Musumeci, Pippo per gli amici - e questa è forse la prima volta in cui la giustizia mostra anche un lato umano». Secondo gli operatori aspetto non trascurabile è il valore terapeutico di questi percorsi. «Il detenuto viene educato ad impegnarsi nei confronti di un altro essere vivente, verso il quale acquisisce un'empatia che gli tornerà utile una volta uscito dal carcere», ha spiegato Francesco Romano, educatore cinofilo. I cani, invece, riacquistano la sicurezza persa nel momento dell'abbandono, che in alcuni casi li aveva quasi portati a lasciarsi morire di fame. Dei riscontri positivi della pet therapy è convinta anche l'assessore al sociale Sandra Capuzzi, la quale ha promesso di impegnarsi per dare continuità al progetto, a rischio per la mancanza di fondi. Al momento, sono sospesi gli incontri educativi con i Golden Retriever dell'associazione livornese, in attesa di trovare nuovi finanziamenti. A tal fine, Do Re Miao! ha già attivato una raccolta fondi online (www.buonacausa.org) per regalare ai detenuti qualche ora di spensieratezza.

Enza Chiappone

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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