La manifestazione
Irregolare e multata un’azienda su due
I risultati dei controlli nel 2015 della Direzione territoriale
PISA. Oltre quattro imprese su dieci presentano irregolarità. Lavoro nero, violazioni in materia di salute e sicurezza, violazioni nell’ambito della prevenzione fanno della provincia di Pisa il terreno fertile per gli imprenditori inclini ad eludere il rispetto delle normative nei luoghi di lavoro e ad instaurare regolari rapporti di lavoro con i propri dipendenti. È questa la fotografia scattata dalla Direzione territoriale del lavoro sulla base dei dati delle attività svolte nel 2015, sia in materia di vigilanza (attuata dagli ispettori del lavoro e dal nucleo carabinieri dell’ispettorato del lavoro) sia per quanto riguarda le politiche del lavoro.
Denunce. Lo scorso anno, 442 lavoratori hanno presentato una denuncia di irregolarità nella gestione dei rapporti di lavoro. Alle richieste di intervento sono seguiti 940 accessi ispettivi della Direzione territoriale del lavoro, di cui 82 svolti insieme ad Asl, Inps, Inail, carabinieri e forze di polizia. Dai controlli effettuati, 545 pratiche ispettive sono risultate irregolari. Nel 41% delle aziende ispezionate sono quindi emerse anomalie rispetto alla regolare gestione di un’impresa o dei rapporti di lavoro (dato in linea con le medie degli scorsi anni) con un danno totale di oltre tre milioni di euro per le casse erariali. «Dati molto preoccupanti - commenta Daniela Puccini dell’ufficio vertenza della Cgil - che rappresentano lo specchio della crisi che sta vivendo il sistema produttivo, caratterizzato da un lavoro sempre più precario e da un notevole incremento dell’utilizzo dei voucher che sono stati trasformati in strumenti per ridurre le tutele e i diritti dei lavoratori e per mascherare il lavoro nero».
Lavoro al nero. Dall’attività ispettiva svolta nel 2015 sono state riscontrate irregolarità riferite a 355 lavoratori, di cui 6 extracomunitari sprovvisti del permesso di soggiorno. In particolare sono stati rilevati 222 lavoratori impiegati a nero, 68 violazioni prevenzionistiche, 116 violazioni in materia di salute e sicurezza e numerose violazioni in riqualificazioni di rapporti di lavoro, orari di lavoro e forme di occupazione riferite a lavoratrici madri e lavoratori disabili. Otto violazioni sono invece emerse in materia di autotrasporto. In tutto sono state riscontrate 48 violazioni di rilevanza penale.
Sanzioni. A fronte delle irregolarità appurate, per 53 aziende è scattata la sospensione dell’attività imprenditoriale in particolare per lavoro sommerso in percentuale pari o superiore al 20% del personale presente al momento dell’accesso degli ispettori. Elevate inoltre centinaia di sanzioni pecuniarie, concluse in 170 casi con ordinanze di archiviazione e 339 ingiunzioni, all’esito della cui notificazione sono stati riscossi oltre 217.000 euro. Particolare impegno è stato profuso nell’attività di conciliazione tra i datori di lavoro ed i lavoratori: sono state attuate 85 conciliazioni monocratiche, di cui 75 andate a buon fine, 156 diffide accertative per crediti patrimoniali e 24 conciliazioni monocratiche concluse con esito positivo a seguito di diffide accertative. Nell’ambito delle politiche del lavoro, sono stati emessi 870 provvedimenti di astensione dal lavoro per attività a rischio e 156 convalide di dimissioni di lavoratrici madri e lavoratori padri. Sono state inoltre assegnate 106 quote di ingresso per cittadini extracomunitari.
Cna: controlli più mirati. «L’attività di controllo e repressione sul fronte del corretto inquadramento delle risorse umane e del rispetto delle sicurezza è di decisiva rilevanza ai fini di una sana competizione fra le imprese - commenta Rolando Pampaloni, direttore della Cna di Pisa -. Molti interventi avvengono però su segnalazione e almeno questi dovrebbero essere tolti dal computo delle percentuali di infrazione rilevate sul totale delle ispezioni svolte perché in questo modo si rischia di rappresentare in modo non veritiero la realtà che invece nella grande parte è fatta da imprese che fanno i salti mortali per stare al passo con norme e codici. La realtà è un’altra - conclude Pamapaloni -: la maggior parte delle imprese che cercano di stare sui mercati sono alle prese con confini incerti su molte materie tra cui inquadramenti, trattamenti previdenziali, fiscali, scadenze e che spesso sbagliano, ma sono pur sempre in buona fede. Controlli e repressione vanno indirizzate verso chi delinque e chi viola le regole e falsa la concorrenza: meno controlli sui cavilli e più sulle gravi irregolarità».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
