Il dolore
Bagolari al posto dei platani abbattuti perché sono rischiosi
Un incontro organizzato da Italia Nostra di Pisa con esperti e studiosi: «Sono inevitabili i programmi di eliminazione delle piante infette, occorre progettare il verde urbano con esemplari alternativi»
MIGLIARINO. Quali sono le cause che stanno portando all'estinzione di un albero prezioso come il platano, insostituibile nel nostro paesaggio?
Nella nostra zona sono andati quasi del tutto distrutti beni straordinari come il viale D'Annunzio e la via del Brennero da Pisa a San Giuliano Terme.
Il tema è stato affrontato grazie alla sezione di Pisa di Italia Nostra con una conferenza ("Prima che l'ultimo Platano venga abbattuto"), durante la quale Giacomo Lorenzini, ordinario di Patologia vegetale presso l'Università di Pisa, Accademico dei Georgofili e insignito dell'Ordine del Cherubino, ha illustrato con rigore scientifico e con chiarezza divulgativa le cause.
Lorenzini ha spiegato che «il Platano è aggredito da un fungo 'killer' (Ceratocystis platani), giunto dall'America del Nord probabilmente durante la seconda guerra mondiale attraverso casse di armi e viveri costruite con legno infetto, che viene propagato principalmente dall'uomo mediante l'utilizzo di attrezzi di potatura infetti. Il microfungo, superata la difesa corticale, si installa all'interno del sistema vascolare della pianta, rendendo impossibile il trasferimento dell'acqua dalle radici, senza lasciare scampo alla vittima: una pianta infetta è condannata a morte». Quindi, sono inevitabili, anzi necessari, i ricorrenti programmi di abbattimento delle piante infette, previsti anche per legge.
Parlando dei rimedi possibili, Lorenzini ha affermato che: «La prima cosa da fare è salvare le piante rimaste. E per farlo occorre difenderle principalmente dall'uomo, che è il maggior pericolo per il Platano, in quanto veicolo dell'infezione mortale. Può sembrare incredibile, ma a fronte di leggi emanate dallo Stato che paiono vere "Grida" di manzoniana memoria, spesso gli addetti alla manutenzione e alla potatura degli alberi sani ed all'eventuale abbattimento degli alberi infetti non sono minimamente preparati, e non seguono nessuna delle numerose e stringenti misure di prevenzione (alcune delle quali tra l'altro di assai difficile e costosa applicazione), nemmeno le più banali quali la pulizia degli attrezzi».
Lorenzini ha proposto la necessità di obbligare alla certificazione del personale chi opera in questo campo, in modo che sia fornito della formazione adeguata. «La nostra posizione ha detto Ewa Karwacka Codini, presidente della sezione pisana di Italia Nostra, è che non basta limitarsi a ridurre il danno, ma occorre tornare a progettare il verde urbano e i viali monumentali, cercando possibili e idonee alternative».
L'albero impiegato oggi più comunemente è il Bagolaro (Celtis australis), come è avvenuto nel viale delle Cascine a Pisa, che ha una crescita veloce, una buona resistenza all'ambiente urbano e un apparato radicale che si spinge in profondità, senza danneggiare marciapiedi e sedi stradali.
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