La manifestazione
Il Censis “stronca” la facoltà di medicina
I motivi: troppi fuoricorso e l’assenza di lezioni in inglese
PISA. Il Censis appanna il blasone della facoltà di medicina ed i camici bianchi pisani devono inseguire i camici "svolazzanti" dei colleghi di Pavia, Bari, Udine e Reggio Emilia, solo per citarne alcuni.
La classifica 2015/16 del Censis sulle migliori facoltà di medicina e chirurgia, è impietosa con Pisa sulla media di due dati: "progressione di carriera" e "rapporti internazionali".
Su queste due voci si stila il "voto medio" ed i tre parametri portano ad un voto massimo di 110. La classifica, secondo il Censis dovrebbe funzionare come timone per i giovani che vogliono orientarsi verso la professione del medico.
Il Censis fa intuire che, se si devono far sacrifici per sei anni a cui se ne devono aggiungere altri cinque per la specializzazione, sarebbe il caso di puntare verso Pavia che si laurea a pieni voti.
L'ateneo lombardo totalizza 110 punti per la "progressione di carriera" e 108 per i "rapporti internazionali", con un voto medio di ben 109 punti.
Praticamente, la migliore università di medicina in Italia. Seguono Padova, Udine, Milano-Bicocca, Modena e Reggio Emilia.
Bologna è sesta, mentre la nostra cugina Firenze è settima e precede Milano. Al nono, decimo ed undicesimo posto, si piazzano rispettivamente le università di Insubria, Bari e quella del Piemonte orientale. E Pisa? Dall'ateneo pisano si affrettano subito a replicare sul fatto che in base proprio alla stessa classifica del Censis sono terzi in Italia sul fronte della ricerca.
Bisogna però scorrere la classifica fino alla 26esima posizione su 37 facoltà passate al setaccio dal Censis per trovare Pisa in base agli altri due criteri. Il nostro ateneo precede comunque, l'Università di Catanzaro, Caserta, Palermo e Brescia.
Che il Censis ce l'abbia con il nostro ateneo?
Nella classifica dell'anno scorso, Pisa era in una zona medio bassa ed era al pari con la facoltà di medicina dell'Università di Foggia. Mario Petrini, preside del dipartimento di medicina commenta: «La nostra facoltà fa scelte di serietà rispetto ad altre. Sulla progressione di carriera noi mettiamo degli sbarramenti o meglio negli altri atenei dopo 4 anni di inattività dello studente, questo viene cancellato mentre noi lo teniamo e ci va nel computo dei fuori corso. Io ho un amico di 65 anni che risuta ancora studente».
Sul fronte dell'internazionalizzazione Petrini aggiunge: «Sempre per serietà, noi non apriamo a docenti italiani che sono andati all'estero e che non hanno vinto concorsi in Italia. Era infatti un’abitudine che molti docenti residenti in Spagna o in Paesi dell’Est, chiedessero il rientro, come docenti, anche su Pisa. Ci siamo sempre rifiutati come politica improntata al rigore e alla trasparenza. Sul fronte dell’internazionalizzazione non possiamo fare corsi in inglese perché non abbiamo docenti a sufficienza in grado di farlo».
Petrini fa sapere inoltre che in base alle classifiche del ministero, la facoltà di medicina di Pisa è sesta.
«Sei anni fa in base alla stessa classifica del Censis eravamo ultimi. Ora siamo 26esimi», conclude Petrini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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