Sicurezza
Finalmente si può riannodare un legame lungo millenni
La lunga attesa è finita! E finalmente entro due anni la città potrà riavere San Paolo a Ripa d’Arno, una delle sue chiese più belle e più amate, riannodando un legame che dura da almeno mille anni.
L'edificio sacro era sede di un monastero e compare per la prima volta nella documentazione scritta nel 1032, ma la sua origine è quasi certamente più antica, frutto di quell'esplosione monastica iniziata nell'Italia centrosettentrionale nell'ultimo trentennio del X secolo. Nelle sue prime attestazioni il paesaggio in cui il cenobio era collocato appare caratterizzato da campi coltivati a cereali, con una rara presenza di vigne ed orti e quasi spopolato. Il vuoto documentario impedisce la ricostruzione della storia dell'ente fino al legame con l'Ordine di Vallombrosa nei primi anni Novanta dell'XI secolo, durante l'episcopato di Daiberto, probabilmente nell'ambito dell'attività riformatrice da lui perseguita.
L'avvento del nuovo ordine favorì lo sviluppo insediativo dell'area circostante (il borgo di San Paolo) con la formazione di una comunità di fedeli raccolta intorno all'abbazia, i cui monaci già nei primi anni del XII secolo avevano iniziato ad esercitare un ruolo nell'organizzazione della cura d'anime. Nel corso del XII secolo si costituì un vasto ambito parrocchiale esteso dall'attuale corso Italia alla zona a Occidente di San Giovanni al Gatano, dove San Paolo controllava da Est a Ovest le dipendenze ecclesiastiche San Cristoforo e San Sebastiano e in Chinzica, San Cassiano, scomparse e tutte dislocate lungo il corso dell'Arno, a Sud San Giusto, cui si aggiunsero San Giovanni al Gatano nel 1153 e pochi decenni più tardi Sant'Egidio nell'attuale corso Italia.
Importante è questa presenza lungo il fiume e la direttrice stradale da e per Porto Pisano, cui va collegata l'esistenza dagli anni Ottanta dell'XI secolo dell'ospedale dipendente e prossimo al cenobio. Rivolta verso il mare la chiesa manifesta anche nei culti e nelle reliquie la sua dimensione mediterranea: conserva infatti le reliquie di sant'Anastasia, martire di Sirmio nell'Illirico, pervenute nel 1085 per via marittima attraverso Roma e Populonia, e la testa di sant'Agata, la celebre martire di Catania, il cui culto giunse all'inizio del XII secolo, titolare la cappella ottagonale ancora esistente, edificata nel chiostro alla metà del secolo.
La crescente importanza del monastero portò alla ricostruzione dell'edificio ecclesiastico, testimoniata da una lamina plumbea che ricorda la traslazione delle reliquie di sant'Anastasia dal vecchio al nuovo edificio il 20 luglio 1133. La consacrazione dell'altare avvenne il 18 ottobre 1148 ad opera del papa pisano Eugenio III, secondo l'epigrafe ancora esistente sul pavimento del presbiterio.
Rimasero saldi a lungo il prestigio e il rilievo di San Paolo, dei suoi monaci e dei suoi abati, sovente incaricati dal pontefice di risolvere questioni delicate, finché nel corso del Trecento s'innescò una crisi spirituale ed economica irreversibile: nel 1409 il monastero, ormai quasi privo di monaci, fu assegnato in commenda dal papa Alessandro V al cardinale Landolfo di Marramauro. Si susseguirono altri abati commendatari fino al 1552, quando il cenobio passò al fiorentino Ugolino Grifoni, che poco dopo ottenne di trasformarlo in commenda dell'Ordine di Santo Stefano sotto il patronato della propria famiglia.
(*Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa)
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