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Pisa

Palabingo, porto abusivo d’armi: 3 indagati

Palabingo, porto abusivo d’armi: 3 indagati

Secondo filone della rapina con morto: nei guai sparatore, comandante delle Guardie e titolare istituto

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PISA. Avviso di chiusura indagini per il secondo filone dell’inchiesta nata dalla rapina finita nel sangue all’alba del 13 agosto 2015 al Palabingo di Navacchio.

Tre indagati. Il sostituto procuratore Antonio Giaconi ha formalizzato la conclusione degli accertamenti per porto abusivo di armi da fuoco nei confronti della guardia giurata Simone Paolini, 37 anni, di Pisa, l’autore materiale dei colpi di pistola esplosi contro il rapinatore, il collega Davide Giuliani, 46 anni, di Montecalvoli, morto pochi minuti dopo il fallito assalto al portavalori; dell’allora comandante delle “Guardie di città”, Daniele Paolicchi, 54 anni, di Pisa; dell’amministratore unico dell’istituto di vigilanza, Mariano Bizzarri Ollandini, 37 anni, di Pisa.

A Paolini viene addebitata la detenzione dell’arma in assenza di titolo (scaduto da mesi), mentre agli altri due indagati si contesta il concorso nel reato oltre ad alcune contravvenzioni per aver fatto svolgere servizi armati a chi non aveva titolo lasciando maneggiare denaro, quello degli incassi dei clienti.

La sospensione. Dal primo marzo e per trenta giorni, il corpo “Guardie di città” è costretto a rispettare la sospensione imposta dal prefetto per le violazioni riscontrate nei controlli successivi all’episodio di sangue del 13 agosto scorso.

L’istituto deve anche pagare una sanzione di 40.000 euro.

L’inchiesta per omicidio. Sono in fase di deposito perizie e consulenze chieste dalla Procura e presentate anche dalla difesa, per l’inchiesta principale, quello per omicidio preterintenzionale. Unico indagato è Simone Paolini, difeso dall’avvocato Erminia Imperio.

Paolini, seduto in auto, si trovò di fronte Giuliani alle 4,30, con il volto oscurato per il casco in testa, che gli puntava la pistola.

Lui reagì per difendere l’incasso del Palabingo, esplodendo due colpi contro la sagoma che gli si era parata davanti all’improvviso. Giuliani fuggì dopo una breve colluttazione nell’abitacolo con il collega per poi morire poco distante sdraiato a terra all’esterno della sua macchina.

I riscontri amministrativi accertarono che lo sparatore dal 4 febbraio non aveva più i titoli autorizzativi di guardia particolare giurata, né la licenza per il porto d'armi da sparo.

Tradotto: non doveva trovarsi in quel posto a fare quel lavoro.

«Sapevo di avere il porto d'armi scaduto, ma dovevo lavorare» fece mettere a verbale il 37enne nell’interrogatorio fiume del 14 agosto. Ora, per il porto d’armi scaduto, si è conclusa l’inchiesta parallela a quella per omicidio preterintenzionale.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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