Il Tirreno

Pisa

Rimasti senza lavoro i tassisti manifestano in consiglio comunale

di Danilo Renzullo

Dal primo gennaio è decaduto il contratto che permetteva di essere impiegati nel settore come “sostituti alla guida”

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PISA. «Dopo anni di lavoro al servizio dei cittadini, il Comune ci scarica senza pietà». E ancora: «La politica del Comune: aumentare le ore di lavoro a chi già lavora a danno di chi è disoccupato».

Approda prima nei corridoi di Palazzo Gambacorti e poi in consiglio comunale la protesta dei nove tassisti rimasti senza un lavoro a causa del Jobs Act, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi che ha eliminato tutte le forme atipiche di contratti di lavoro, tagliando però le gambe per chi quei rapporti di lavoro rappresentavano l’unica chance di occupazione e la sola forma di sussistenza. Dal primo gennaio, è decaduto il contratto di associazione in partecipazione che permetteva ad una decina di tassisti pisani di lavorare nel settore come “sostituti alla guida”. I contratti non sono stati trasformati in lavoro dipendente, in quanto per i titolari di licenza quel tipo di contratto sarebbe stato molto più oneroso dal punto di vista fiscale e quasi insostenibile. Risultato? Da tre mesi, nove tassisti - «con figli e mutui da pagare», sottolineano - sono senza occupazione. Riunitisi in comitato, ieri hanno manifestato insieme ai rappresentanti sindacali della Filt-Cgil contro l’amministrazione comunale, “accusata” di non accogliere le soluzioni prospettate per reintegrare i lavoratori disoccupati. Secondo gli ex tassisti ci sarebbe infatti una via d’uscita: «Il Comune – spiegano – potrebbe concedere “titoli temporanei o stagionali” che permetterebbero di lavorare, soprattutto nei mesi di maggiore richiesta, e, contemporaneamente, far fronte alla necessità di potenziamento del servizio». Alle lettere e agli incontri che si sono succeduti tra i rappresentanti comunali e quelli del sindacato sono seguite solo azioni opposte alle richieste. Mercoledì scorso il “comitato di monitoraggio sul servizio taxi” ha deciso di assegnare cinque nuove licenze di taxi e di aumentare l’orario di lavoro a circa 15 ore per ogni operatore. «Una scelta politica che ci costringe alla disoccupazione», accusano gli ex tassisti che per tutta la mattina di ieri hanno “presidiato” i corridoi del secondo piano di Palazzo Gambacorti attendendo invano un incontro con il sindaco. Nel pomeriggio la protesta, pacifica e silenziosa, si è trasferita in Sala Regia dove, durante il consiglio comunale, i lavoratori hanno esposto cartelli contro l’amministrazione. Insieme ai rappresenti sindacali sono stati poi ricevuti dalla conferenza dei capigruppo - chiesta dal capogruppo di Una città in comune-Prc Ciccio Auletta - alla quale hanno spiegato le possibili soluzioni che, secondo il Comune, non sono però applicabili. «La vicenda è all’attenzione dell’amministrazione, che ha intrapreso una strada per il riassetto dell’intero settore aprendo anche alle modifiche del quadro normativo nazionale – spiega l’assessore alle attività produttive Andrea Ferrante – ma il Comune non può intraprendere percorsi ad personam e assegnare a soggetti specifici dei titoli come invece fa il privato. Si possono cercare soluzioni per il rientro al lavoro di queste persone, ma non attraverso l’assegnazione diretta dei titoli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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