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Atti fermi nei cassetti Fossabanda al palo
Ancora bloccata la domanda del Diritto allo studio al Comune
PISA. Mancano i documenti e così slitta ancora l’intesa tra il Comune e l’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario (Dsu) per trasformare l’ex convento di Santa Croce in Fossabanda in studentato. Subisce un altro stop il percorso intrapreso lo scorso anno per convertire la struttura (di proprietà comunale) in una residenza studentesca, con annessa mensa, destinata ad ospitare gli universitari borsisti.
In una lettera dello scorso 24 febbraio, il presidente del Dsu Marco Moretti fa presente all’amministrazione comunale che «nonostante le precedenti richieste, l’Azienda deve costatare che non sono pervenute da parte del Comune sostanziali riscontri in merito alla documentazione e alle certificazioni riferite all’immobile, indispensabili per consentire alle parti una corretta determinazione degli interventi da effettuare ed una conseguente stima dei costi e dei tempi di realizzazione». In altre parole, senza questi documenti lo stallo non si può sbloccare.
In particolare, è una delibera di giunta dello scorso 17 marzo a prevedere una concessione temporanea e straordinaria dell’immobile per le esigenze istituzionali del diritto allo studio universitario per un periodo massimo di quattro-cinque anni, fermo restando la decisione adottata dal consiglio comunale nel 2010 di procedere alla vendita del complesso immobiliare. L’immobile, pur restando sul mercato (è una delle strutture inserite nel piano di alienazioni di Palazzo Gambacorti), sarà quindi concesso al Dsu, che lo utilizzerà in attesa di completare gli altri progetti che andranno ad incrementare il numero di posti letto per gli studenti (San Cataldo e Paradisa in particolare).
Per accelerare l’iter è stato deciso che il Comune consegnerà la documentazione tecnica dell’immobile al Dsu in modo da consentire ai tecnici dell’Azienda di predisporre un progetto dei lavori di manutenzione straordinaria di cui necessita l’ex albergo, i cui costi saranno poi detratti dal canone di concessione (circa 225.000 euro, di cui 95.000 a carico del Dsu e il restante coperto in parti uguali da Ateneo e Palazzo Gambacorti).
Nonostante i ripetuti solleciti, il Comune non ha ancora risposto alle richieste del Dsu, che chiede di entrare in possesso di tutte le certificazioni e i documenti riferiti alla struttura e agli impianti. Il Comune avrebbe prodotto, ma non ancora inviato parte della documentazione. L’altra dovrà essere invece elaborata dalla Copisa, la cooperativa che gestiva l’ex hotel e attualmente in liquidazione. Aspetto, quest’ultimo, che potrebbe complicare ulteriormente l’iter finalizzato ad elaborare un progetto di ristrutturazione, da portare al tavolo tecnico per la definitiva validazione da parte dei tecnici comunali, per poi procedere alla stesura degli atti amministrativi finalizzati alla concessione dell’immobile al Dsu. Tale progetto dovrà tenere conto anche dei danni ai locali tecnici subiti durante gli allagamenti dello scorso agosto. «La prossima settimana - promette l’assessore Andrea Serfogli - sarà convocato un ulteriore incontro per cercare di definire l’accordo».
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