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Voragine intatta imbuto in Fi-Pi-Li verso Calambrone

Voragine intatta imbuto in Fi-Pi-Li verso Calambrone

LIVORNO. «Laggiù in fondo al Tdt c’è quella torre antica, chissà se davanti alla voragine sulla superstrada ci metteranno un bel cartello turistico: non stanno cercando qualcosa di archeologico?»....

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LIVORNO. «Laggiù in fondo al Tdt c’è quella torre antica, chissà se davanti alla voragine sulla superstrada ci metteranno un bel cartello turistico: non stanno cercando qualcosa di archeologico?». Tore Fontana ha appena lasciato il camion fuori dal bar all’ingresso della Darsena Toscana e, di fronte al taccuino del cronista, sguaina una cadenza metà pugliese e metà romana per ironizzare su quell’intoppo nel quale s’imbatte tutte le sante volte che con il suo Scania fa rotta su Livorno, Darsena Toscana.

Sono passati quasi otto anni dal quel 27 marzo quando un primo cedimento ha schiantato l’asfalto. Quanto basta per battere allo sprint sia i ritardi nella costruzione del nuovo palasport livornese a Porta a Terra sia il completamento della Variante da Salviano in poi: con lo scheletro di cemento armato dell’impianto sportivo o della rampa dello svincolo rimasti troppo a lungo come monumenti all’Incompiuta.

Non basta: a distanza di 13 mesi il crollo bis, stavolta ben più esteso e rilevante. A quanto è dato sapere, tutta colpa del fatto che troppo fragile era la copertura del corso d’acqua che passa sotto la massicciata: troppo pesante il carico...

E non stiamo parlando di una vecchia arteria piena di acciacchi: la direttissima che s’infila in Darsena Toscana è stata realizzata dall’Anas a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio del decennio scorso in una babele di traversie sul fronte degli appalti. La nuova strada, i livornesi l’hanno trovata sotto l’abete nel Natale 2003. Nel giro di appena cinque anni il doppio cedimento che ce l’ha fatta ritrovare nelle scandalose condizioni in cui è ora: insomma, il periodo con questa incredibile voragine al centro della carreggiata è quasi il doppio dei mesi in cui quest’arteria ha funzionato regolarmente. Ma ancor più incredibile è che non si muova foglia.

Contrariamente a quel che si potrebbe credere, le ripercussioni di questo (doppio) crollo sono tutt’altro che trascurabili benché macchine e Tir filino via a tutta birra sull’arteria dimezzata. Basti tener presente che il caos di segnali gialli provvisori sull’asfalto – provvisori da cinque-sei anni, sia chiaro – è ormai un ghirigoro scolorito. Non solo: in direzione Darsena la carreggiata viene ristretta proprio all’altezza dello svincolo, con inevitabili problemi per chi si innesta sulla superstrada.

Peggio ancora per chi, in direzione Stagno, percorre via Jacoponi, cioè la strada normale che dal ponte del Calambrone ai piedi della sopraelevata porta verso Livorno: eccolo immettersi sulla superstrada passando da un imbuto stretto, costretto a dare (in modo innaturale) la precedenza a sinistra. E, occhio, che se non ti accorgi dello stop, devi pregare che non stia arrivando uno dei tanti camion che escono dal porto, altrimenti la frittata è fatta.

Stando a quanto è stato possibile ricostruire, quel tratto è in mano alla Provincia di Livorno che paga una quota parte per la manutenzione gestita dalla città metropolitana di Firenze. Ma da Palazzo Granducale dicono che sistemare il crollo a un chilometro dal porto spetta alla Regione (sulla base del riordino delle funzioni delle Province). L’esatto contrario di quel che fino allo scorso anno sosteneva l’assessore regionale Ceccarelli. Del resto, non si tratta di briciole: è un appalto da 3,3 milioni di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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