Il Tirreno

Pisa

Ma quale ripresa la crisi picchia ancora in testa

di Sharon Braithwaite
Ma quale ripresa la crisi picchia ancora in testa

Preoccupanti segnali dalla relazione semestrale della Cna. Al palo la fiducia degli imprenditori

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PISA. Nel primo semestre del 2015 l'artigianato e le micro/piccole imprese della provincia di Pisa hanno registrato tendenze positive per quanto riguarda i ricavi (+0,7%) e le retribuzioni (+13,9%) rispetto al 2014, ma anche numerose e notevoli criticità nel settore manifatturiero su cui pesa la crisi del settore della pelletteria.

Sono queste, in sintesi, le principali conclusioni di Trend, la ricerca coordinata da Cna Toscana e svolta con il contributo dell'Istat e di Local Global Sas. Tale relazione elabora i dati dei primi sei mesi dell'anno scorso, con un focus sui principali settori tipici della manifattura toscana e di un insieme significativo dei servizi.

Oltre alla perdurante crisi del manifatturiero, secondo Cna sono preoccupanti le diverse fragilità riscontrate nei consumi aziendali (-0,9%) e il calo degli investimenti (-15,4% rispetto al primo semestre del 2014), sintomo di una debole fiducia degli imprenditori a investire nel medio-lungo periodo. Nel complesso, la situazione economica in provincia appare ancora piuttosto incerta.

«Siamo di fronte a un bivio. Il sistema economico può optare per la terziarizzazione spinta, in cui risorse del turismo saranno sempre più rilevanti, oppure continuare a perseguire un modello basato su una molteplicità di fattori produttivi da mettere a frutto come il manifatturiero, la metalmeccanica, l'arredamento, l'alimentare e la moda – dice Matteo Giusti, presidente Cna Pisa –. Crediamo che sia quest'ultima la strada più proficua e più promettente per la nostra regione che è ricca di tradizione, di esperienza e di voglia di fare».

Secondo Giusti, voglia di fare e esperienza non bastano se le imprese si devono confrontare «con una burocrazia sempre più opprimente e sempre più acefala, che provoca pesantissimi danni alle nostre aziende. Servono più stimoli e meno vincoli; più innovazione e meno burocrazia – sottolinea il presidente –. Occorre accelerare l'opera di semplificazione amministrativa, necessaria una legislazione snella ed efficiente sui tempi di pagamento e ricostruire un sistema creditizio che oggi guarda alle imprese più come un rischio che come soggetti con cui fare business».

Ma vediamo più in dettaglio i dati relativi all'economia artigiana e della piccola impresa della provincia pisana. Nel primo semestre del 2015 i ricavi sono aumentati dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2014; una variazione tendenziale superiore alla media regionale (+0,3%). Tale aumento, secondo l'indagine Trend, è da imputare a una ritrovata vivacità del settore edile (+3%) e al rimbalzo dei servizi (+0,4%). In controtendenza i ricavi nel settore manifatturiero, pari a -6,1% rispetto al 2014, a conferma della situazione di crisi che ormai va avanti da diversi trimestri. In questo ambito, si contraggono le retribuzioni (-17,4%) e i consumi (-4%), a dimostrazione di un'attività produttiva delle imprese manifatturiere pisane ancora in diminuzione.

Escludendo la stabilità delle vendite nel settore alimentare, tutti i comparti più significativi del manifatturiero risultano in crisi, a cominciare dal settore pelle, cuoio e calzature che presenta contrazioni dei ricavi (-11,5% rispetto al 2014), delle retribuzioni (-51,6%) e dei consumi (-21,1%).

Inoltre, nel territorio provinciale di Pisa, il tasso medio annuo di crescita del fatturato dell'artigianato e delle piccole imprese è inferiore ai valori medi calcolati su base regionale, collocando la nostra provincia tra quelle che hanno accusato i gap produttivi più ampi tra il 2012 e il 2014.

Secondo Giusti, per invertire tali tendenze negative, il governo dovrebbe intervenire per aumentare il potere d'acquisto delle famiglie e stimolare i consumi e per accelerare la digitalizzazione della pubblica amministrazione e del mercato in generale.

«Servono politiche industriali chiare per risollevare il settore manifatturiero. Occorre stimolare l'innovazione, introducendo agevolazioni fiscali sulle spese relative agli investimenti in tecnologie, strumenti per migliorare una o più fasi del processo produttivo, formazione – dice Rolando Pampaloni, direttore generale della Cna di Pisa –. I dati di questo studio e il vertiginoso calo degli investimenti denotano un'economia di sopravvivenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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