La manifestazione
«Ricevute fatte a chi me le chiede»
La difesa del medico: «Mai parlato di operazioni, ma solo di cellule staminali»
PISA. «Hanno messo in onda quello che volevano. Non ho mai parlato di liste di attesa per interventi. Dovrò mettere gli avvocati per denunciarli».
Non è stato un risveglio piacevole per il dottor Duilio Siravo. “Le Iene” lo hanno azzannato facendolo passare per un medico che prende soldi in nero illudendo i pazienti su cure che non può garantire.
Dottor Siravo, questa lista c’è o non c’è?
«La lista non c’è è non c’è mai stata. Quando parlavo di lista non mi riferivo a una lista chirurgica. Siamo nel campo delle cellule staminali. È una cosa che deve ancora essere ammessa. Ci sono solo sperimentazioni. Dopo l’ondata negativa dovuta al caso Vannoni si è paralizzata mezza Europa. Solo dopo l’ok all’ammissione legale del trattamento si potrà fare una lista, ma non per gli interventi chirurgici».
Lei però dice «ti metto in lista». I pazienti sono indotti a credere che ci sia un intervento.
«Non è così. Le staminali non sono un intervento. Certe patologie oculari si curano con le nanotecnologie e i microchip e ora pure con le cellule staminali. Sono cellule prese dalla pelle umana, poi trattate con le dovute cautele e iniettate. L’esempio che faccio sempre è semplice. È come se uno perde un arto. È chiaro che non si può rigenerare. Ma si può applicare una protesi bionica per riacquisire una funzionalità».
Ma tutte queste visite per poi non arrivare a una cura vera e propria danno l’idea di un pretesto per continuare a prendere soldi ai pazienti.
«Ogni tre mesi le verifiche si pagano. Questo è fuori discussione. Si stanno sperimentando nuove metodiche anche in California dove è andata pure la Minetti (Annalisa, cantante, ndr)».
Quindi lei vuole dire che quando parlava di lista si riferiva, in linea teorica, alla possibilità di formare un elenco di pazienti solo quando si potranno curare certe patologie oculari con le staminali?
«Assolutamente sì».
E allora a cosa servono i controlli così frequenti se, nell’immediato, non si intravede la possibilità di ricorrere alle staminali?
«La retinite pigmentosa è una malattia degenerativa che può solo peggiorare. Ma quello che non si guarisce non è detto che non sia curabile».
Dica la verità, citando Bocelli e Gattuso ha un po’ millantato.
«Di Gattuso ho valutato la sua patologia, ma non l’ho mai incontrato. All’epoca fui anche intervistato da Radio Sportiva e spiegai cosa gli era successo dal momento che avevo fatto studi sulla miastenia oculare grave. E allora è venuto fuori che lo aveva curato. Ma non è vero».
E per Bocelli?
«Ho solo detto che Bocelli ha fondato a Boston l’Abf, Andrea Bocelli Foundation, ma hanno tagliato questa parte nell’intervista. Lui sta dando mettendo soldi per sviluppare le nanotecnologie in ambito oculare. Questo dicevo ai pazienti raccontando di microchip e lente bionica. Mai detto a Bocelli “ti farò ritornare la vista”».
Nel servizio non si vedono fatture dopo che il paziente le ha consegnato a mano 250 euro.
«Non è come sembra. Faccio la ricevuta a chi me la chiede».
Da quello che si è visto in onda non sembra.
«Non mi hanno fatto parlare. Hanno tolto i riferimenti a Bocelli e alla Minetti. Hanno tagliato quello che gli è parso. Quel paziente che dice di essere venuto dieci volte? Non me lo ricordo, mai visto. Non vorrei usassero un attore. Mi sembra di averlo rivisto in altri servizi».
Non ha niente di cui rimproverarsi?
«No, ho la coscienza a posto. Non va bene mettere di mezzo e aggredire le persone. Per questo sto pensando di denunciare “Le Iene”».(p.b.)
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