La protesta
Pedofilia, anche i ragazzi cercavano l’ex autista
Dall’inchiesta emergono le ripetute richieste di incontri e soldi al 40enne arrestato L’uomo non risponde al gip e chiede il trasferimento nel carcere di Prato
PISA. Scena muta davanti al giudice e la richiesta avanzata dal suo legale di un trasferimento nel carcere di Prato dove esiste una sezione speciale per i detenuti accusati di reati a sfondo pedofilo.
L’interrogatorio di garanzia di Stefano Fratoni, 40 anni, di Pisa, ieri mattina nel carcere Don Bosco è durato pochi minuti. Giusto il tempo di verbalizzare la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Paola Belsito.
L’ex autista di scuolabus, assistito dall’avvocato Laura Antonelli, è stato arrestato giovedì con l'accusa di prostituzione minorile, stalking, minacce continuate, adescamento di minorenne, violenza sessuale e sequestro di persona. Dodici le parti offese, ragazzini dai 13 ai 17 anni tra le province di Pisa e Firenze, sentite nel corso delle indagini in audizione protetta nell’ambito di un’inchiesta della polizia postale pisana, coordinata dal pm, Eligio Paolini di Firenze con la collaborazione del compartimento della Polposta della Toscana avviata nel marzo 2015 e che l’altro giorno ha avuto fine con l’esecuzione della misura cautelare in carcere.
«Mi sento liberato». «Sei qui per me, vero?» aveva chiesto al poliziotto della postale di Pisa che lo stava arrestando. Stefano Fratoni è al quarto arresto - e un processo è in corso - per lo stesso tipo di reato: sesso con minori. Con una particolare, che non è, comunque, un esimente alle sue azioni: i ragazzi sono tutti consenzienti.
«In carcere mi sento quasi liberato – ha confidato a chi è andato a trovarlo –. Non ne potevo più di contrattare e ricevere telefonate. So che con il mio comportamento ho fatto soffrire i miei familiari».
L’accusa. Tra intercettazioni telefoniche, chat acquisite e testimonianze dei partner di Fratoni, il contesto raffigurato dalla Procura non ha zone d’ombra. L’ex autista di scuolabus a Vecchiano, ora dipendente di una ditta artigiana, non riusciva a tenere a bada le sue pulsioni sessuali verso i minori e su Facebook cercava occasioni di incontro. Obiettivo centrato con regolarità e con la capacità di entrare in sintonia con le sue “conquiste”. Dalla musica al calcio e alle moto.
Gli argomenti che piacevano ai ragazzi di colpo diventavano materia appassionata anche per Fratoni. Di qui il contatto e i rendez vous con offerte di denaro e invio, da parte dei minorenni, di foto e video hard. Un’ossessione trasformata in un disturbo patologica deragliato nel codice penale.
Minori consenzienti. Nelle indagini della polizia postale l’affresco che emerge non è quello di un orco violentatore da una parte e di vittime intimidite dall’altra. Fratoni non nega i rapporti sessuali, pagati dai 30 ai 300 euro, ma l’inchiesta mette a fuoco anche la sfrontatezza di ragazzini che cercano il quarantenne per ottenere soldi in cambio di sesso. Conoscevano i suoi gusti e ne assecondavano le voglie. A patto che pagasse.
«Chi si è rifiutato lo ha fatto perché non aveva trovato un accordo sui soldi» chiariscono gli investigatori. Denaro facile che veniva speso per cellulari e capi di abbigliamento. E, spesso, erano i ragazzini a cercarlo e ad avviare trattative in chat sul prezzo della prestazione. Nel paradosso di un circolo vizioso che ha spinto Fratoni, consapevole di essere lui la prima vittima del suo demone, a dire, una volta in carcere: «Finalmente mi sento liberato».
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