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Una “baraccopoli” sul Fiume Morto

Una “baraccopoli” sul Fiume Morto

Una delle capanne sta scivolando in acqua. Meini: «È occupata da un clochard, ma nessuno mi ascolta»

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SAN GIULIANO TERME. Qualche chilometro più giù c’è la natura di San Rossore, i suo falchi pescatori, le sue spiagge di dune spinose e protette. Basterebbero cinque minuti di navigazione e lo sguardo ti si appiccicherebbe sulla bellezza. Da qui, località Figuretta, il Fiume Morto non è soltanto un confine fra Pisa e San Giuliano ma anche la sua “baraccopoli”.

“Pisopoli” la chiama Giuliano Meini, presidente della onlus agricola Ortipisani. Ce l’ha ribattezzata nel tentativo - ormai quasi disperato - di convincere un’autorità locale ad occuparsi delle baracche abbandonate che ancora punteggiano le sponde del torrente. Soprattutto vorrebbe che qualcuno smettesse di girare lo sguardo e «prendesse atto del fatto che ce n’è una, sulla sponda pisana, che sta per scivolare in acqua ed è abitata da un clochard». Ci si arriva passando dal ponte della Figuretta. Pochi metri a piedi fra le pozzanghere e il fango ed è lì, sospesa sul ciglio del fiume. Un ammasso di lamiere, cartoni e onduline in eternit; è diventata la casa di un disperato. «Ho chiamato il Comune, i vigili, i servizi sociali di Pisa - racconta Meini - ma niente, mai una risposta. Solo Franco Marchetti, vicesindaco di San Giuliano si è preso la briga di informarsi. Ha scoperto che la polizia municipale ha più volte compito dei sopralluoghi, e pare che la capanna sia abitata da un tunisino». Nessuno ha fatto niente. Eppure il ciglio della strada si è riempito di rifiuti e molte delle vecchie capanne su entrambe le rive sono state bruciate o rischiano di crollare nel letto del torrente. «È diventata una emergenza ambientale, sanitaria e sociale», dice Meini. Che ora spera smettano di cadere nel vuoto i suoi appelli.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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